La morte della bambina Beatrice, avvenuta la mattina del 9 febbraio nella casa di Montenero, è al centro di un’inchiesta che ha assunto contorni sempre più gravi man mano che gli investigatori hanno raccolto dichiarazioni e prove. Testimonianze dirette, immagini estratte da dispositivi digitali e gli esiti dei rilievi medico-legali hanno consentito di ricostruire una sequenza di eventi che gli inquirenti definiscono di violenza reiterata e omissione di soccorso.
Al centro delle contestazioni ci sono il compagno della madre, Manuel Iannuzzi, e la madre stessa, Manuela Aiello, entrambi già trattenuti in carcere. Le accuse si sono evolute nel corso delle indagini: non più un’ipotesi di omicidio preterintenzionale in senso originario, ma una ricostruzione orientata su maltrattamenti aggravati dalla morte, a testimonianza della gravità degli elementi raccolti.
La testimonianza della sorella maggiore
Una delle fonti più pesanti per gli investigatori è la deposizione della sorella maggiore di Beatrice, una bambina di 9 anni, che ha raccontato le ultime ore e i giorni precedenti, fornendo particolari drammatici. Secondo il suo racconto, già la sera del 7 febbraio la piccola mostrava segni evidenti di sofferenza: la bambina urlava, vomitava ripetutamente e presentava segni di sofferenza fisica come labbra e pelle violacea. Il comportamento degli adulti presenti è al centro dell’attenzione: la sorella ha riferito di aver chiesto aiuto senza ottenere risposte.
Segni di gravità ignorati
La testimonianza descrive momenti in cui Beatrice era in stato di incoscienza apparente: il capo cadeva in avanti, gli occhi erano chiusi e dal naso veniva sangue. La bambina di 9 anni ha inoltre dichiarato di avere visto ferite e di aver osservato che, se sollevato un braccio della sorella, questo poi cadeva senza forza. Questi racconti, per gli investigatori, contribuiscono a delineare un quadro di sofferenza protratta senza interventi sanitari adeguati.
Prove digitali e riscontri obiettivi
Un punto di svolta nelle indagini è stato l’esame del telefono di Iannuzzi: dal dispositivo sono emerse foto e video che ritrarrebbero la bambina con evidenti segni di maltrattamento. Queste immagini hanno favorito l’aggiornamento dell’impianto accusatorio e hanno offerto elementi oggettivi a sostegno delle dichiarazioni raccolte. La combinazione di testimonianze e materiale digitale ha rafforzato la convinzione della Procura sulla natura sistematica degli abusi.
Rilievi medico-legali e omissioni
All’arrivo del personale sanitario, poco dopo la chiamata della madre, i soccorritori hanno constatato che la bambina era già deceduta da ore. Il medico legale ha riscontrato lividi su diverse parti del corpo, tra cui un’impronta compatibile con la suola di una scarpa su una gamba. Questi elementi, insieme all’assenza di tentativi di rianimazione adeguati e alla mancata richiesta tempestiva di assistenza, sono stati valutati dagli inquirenti come indizi di omissione di soccorso e di trattamenti violenti ripetuti.
Comportamenti successivi e presunti depistaggi
Secondo la ricostruzione, dopo l’aggravamento delle condizioni della bambina la madre e il compagno avrebbero adottato una serie di comportamenti finalizzati a costruire una versione alternativa dei fatti. È stato riferito che Beatrice sarebbe stata avvolta in una coperta e trasportata in auto verso Montenero, mentre gli adulti avrebbero detto alle altre due bambine di non rivelare la presenza a Perinaldo né di conoscere l’uomo. Per gli investigatori questo episodio è interpretato come un tentativo di occultamento delle responsabilità.
La reazione delle autorità e le misure cautelari
Il procuratore capo di Imperia ha spiegato che, dati i risultati investigativi, è stata disposta la custodia cautelare in carcere per Iannuzzi. Anche la madre è stata arrestata e si trova in carcere dal 9 febbraio. Le modifiche alle imputazioni riflettono la valutazione degli inquirenti sulla gravità e la continuità delle condotte contestate: non più una sola aggressione fatale, ma un contesto di maltrattamenti atroci e prolungati.
Le autorità hanno inoltre monitorato movimenti e presenze tramite telecamere e altri riscontri, che hanno contribuito a ricostruire gli spostamenti e le omissioni. Le indagini proseguono con ulteriori approfondimenti, compresi i riscontri sui dispositivi elettronici e le audizioni di persone informate sui fatti.
La vicenda ha sollevato interrogativi sul ruolo delle istituzioni e sulla protezione dei minori, ribadendo l’esigenza di una pronta risposta quando emergono segnali di pericolo. Mentre il procedimento penale va avanti, resta aperta la necessità di chiarire tutte le responsabilità e di offrire tutela alle bambine coinvolte.