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Rogatoria da Roma per le attrezzature: le telecamere al centro delle indagini sulle morti alle Maldive

La magistratura italiana ha chiesto l’invio immediato delle attrezzature e delle GoPro delle vittime per decifrare la dinamica della tragedia delle Maldive e verificare responsabilità e autorizzazioni

Rogatoria da Roma per le attrezzature: le telecamere al centro delle indagini sulle morti alle Maldive

La Procura di Roma ha avviato un passaggio formale decisivo: il 26 maggio è stata inviata a Malé una rogatoria internazionale con la quale si chiede l’invio urgente delle attrezzature in uso ai cinque sub che hanno perso la vita il 14 maggio alle Maldive. Tra i reperti ritenuti prioritari dagli inquirenti ci sono in modo particolare le telecamere GoPro portate durante l’immersione, i dispositivi che potrebbero contenere la cronologia visiva degli ultimi istanti insieme a dati tecnici utili alle verifiche.

Le vittime — tra cui la professoressa Monica Montefalcone e la figlia Giorgia Sommacal — erano impegnate in attività legate al mare, ma l’escursione fatale non è considerata parte ufficiale di un progetto scientifico. L’inchiesta, al momento a carico di ignoti, procede per omicidio colposo e si concentra su autorizzazioni, condizioni tecniche dell’immersione e responsabilità dell’organizzazione.

La richiesta formale e il valore delle registrazioni

Secondo l’istanza trasmessa dalla Procura di Roma, i pm Lucia Lotti e Claudio De Lazzaro hanno sollecitato alle autorità locali l’acquisizione delle immagini e dei dati contenuti nelle videocamere e negli altri dispositivi elettronici. La rogatoria contempla, oltre alla documentazione visiva, l’invio di attrezzature e effetti personali che possano ricostruire il quadro operativo. Il termine «rogatoria» indica proprio la richiesta di assistenza giudiziaria internazionale, uno strumento che in questo caso servirà a trasferire prove materiali utili a chiarire l’accaduto.

Perché le GoPro sono decisive

Le GoPro montate sui caschi o sulle mute forniscono non solo immagini ma anche metadati come orari, profondità e sensori che possono essere incrociati con i dati dei computer sub. Questo materiale potrà rivelare la sequenza degli spostamenti nelle cavità sottomarine, i tempi di permanenza e eventuali problemi tecnici. Gli investigatori mirano a capire se il gruppo abbia raggiunto profondità ben superiori a quelle previste, un elemento già emerso nelle ricostruzioni preliminari.

Ipotesi investigative e punti da chiarire

Nel fascicolo si ipotizza il reato di omicidio colposo e si indaga su più livelli: l’autorizzazione all’immersione, la preparazione tecnica, il ruolo della guida e la responsabilità dell’istituzione accademica coinvolta. Gli inquirenti vogliono accertare chi abbia autorizzato discese che, secondo le prime informazioni, avrebbero portato i sub a profondità intorno ai 60 metri, molto al di sopra delle consuete escursioni di gruppo che si svolgono intorno ai 30 metri.

Questioni amministrative e di inquadramento

Altro nodo è capire se l’immersione fosse svolta a titolo personale oppure inquadrata in attività finanziate o collegate a progetti ufficiali. I legali che assistono la famiglia Sommacal, Giuseppe Pugliese e Alessandro Albert, sostengono che l’Università di Genova fosse a conoscenza della natura e della profondità delle discese, citando documenti che descrivono tuffi particolarmente impegnativi. L’Ateneo ha tuttavia precisato che la mancata visualizzazione di alcuni profili online è dovuta a procedure tecniche e non a una cancellazione volontaria.

Autopsie, analisi e tempistiche

Intanto, in Italia sono stati eseguiti Esami autoptici: nelle analisi condotte all’istituto di medicina legale di Gallarate sono state indicate come cause del decesso annegamento e anossia. Per avere un quadro definitivo si attende l’esito degli esami istologici, la cui conclusione è stimata in circa tre mesi. Nel frattempo è stato concesso il nulla osta per i funerali, che dovrebbero svolgersi a Genova entro la fine della settimana indicata dalle famiglie.

Recuperi e materiale consegnato

Le operazioni di recupero nel sito d’immersione hanno portato al ritrovamento dei corpi e al reperimento di attrezzature. Parte del materiale è stato consegnato alle autorità maldiviane e, su richiesta della magistratura romana, è in corso la procedura per trasferire gli elementi probatori in Italia. I tecnici che esamineranno le registrazioni e i dati cercheranno di ricostruire la sequenza degli eventi nei minuti precedenti la tragedia.

Le indagini proseguono su più fronti: la valutazione delle responsabilità penali, la verifica delle autorizzazioni e l’analisi tecnica delle registrazioni digitali. La rogatoria del 26 maggio segna un passaggio chiave per portare in Italia prove materiali che potrebbero fare luce sulle dinamiche della tragedia e rispondere alle domande delle famiglie e della comunità scientifica.

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