Una notte a Genova si è trasformata in tragedia: Edoardo Corrieri29 anni, è morto dopo essere stato investito in corso Italia. L’episodio è avvenuto tra venerdì notte e le prime ore di sabato; la vittima era stata ricoverata in condizioni disperate al Policlinico San Martino e si è aggravata nelle successive quarantotto ore, fino al decesso confermato il 15 giugno 2026 alle 12:52.
L’uomo accusato dell’investimento è Vincenzo Ramettaoperaio di 30 anni. Le indagini della Polizia di Stato e le valutazioni della Procura della Repubblica hanno ricostruito una sequenza di fatti che ha portato prima all’arresto per tentato omicidio e poi all’aggiornamento dell’imputazione a omicidio volontario aggravato dopo il peggioramento clinico e il decesso della vittima.
Le motivazioni del gip e la descrizione dell’accaduto
Nell’ordinanza di convalida, il giudice per le indagini preliminari Maria Antonia Di Lazzaro ha usato parole nette: «Una condotta caratterizzata da inopinata violenza ai danni di un giovane neppure conosciuto», e ha sottolineato «la volontarietà dell’investimento verso una vittima inerme» insieme a «un elevato grado di pericolosità sociale». Nel documento è ricostruita la dinamica serale: Rametta avrebbe prima avuto un diverbio e, sempre secondo gli atti, avrebbe tentato di approcciare due amiche della vittima; in risposta, le ragazze avrebbero spruzzato sul suo volto uno spray urticante al peperoncino. Rametta avrebbe poi preso un cartello stradale, spiegando «ho preso il cartello stradale e l’ho usato per difendermi».
Al centro delle contestazioni c’è anche un filmato acquisito agli atti: nel video la Q3 di Rametta appare mentre «sterzare in direzione della vittima» e colpisce la sagoma di Corrieri, sbalzandola a diversi metri di distanza, per poi proseguire la marcia. Il giudice ha ritenuto questi elementi indiziari forti rispetto alla volontarietà del gesto.
Elementi che hanno influenzato la misura cautelare
Nonostante le dure parole dell’ordinanza, il gip non ha disposto inizialmente il carcere ma gli arresti domiciliari con obbligo di braccialetto elettronico e divieto assoluto di comunicazione. Tra i fattori che hanno pesato sulla decisione: il fatto che al momento della convalida Corrieri era ancora vivo



