Il processo per il crollo del Ponte Morandi a Genova avvenuto il 14 agosto 2018 è giunto alla sua fase conclusiva. La 284esima udienza prevista per giovedì 16 luglio vedrà l’emissione del primo verdetto giudiziario per una tragedia che ha causato la morte di 43 persone.
L’udienza finale si terrà alle 9:00 nell’aula Magna del tribunale di Genova, dove si erano tenute le prime udienze prima che la pandemia imponesse lo spostamento in una tensostruttura all’ingresso del palazzo di giustizia. Saranno presenti numerosi giornalisti, tra cui 21 televisioni accreditate provenienti da tutta Europa.
Imputati e accuse: un processo monstre
Al termine di una camera di consiglio che dovrebbe durare circa 6 ore i giudici Paolo LepriFerdinando Baldini e Fulvio Polidori emetteranno la sentenza nei confronti di 58 imputati accusati di 112 capi di imputazione tra cui omicidio colposo e crollo colposo.
L’imputato principale è Giovanni Castellucci ex amministratore delegato di Autostrade per l’Italia per il quale i pm Walter Cotugno e Marco Airoldi hanno richiesto una condanna a 18 anni e 6 mesi di carcere. Castellucci è attualmente detenuto nel carcere di Opera dove sta scontando una condanna di 6 anni per la strage di Avellino.
La procura ha richiesto complessivamente pene per circa 400 anni. Tra gli altri imputati, Michele Donferri Mitelli ex responsabile delle manutenzioni di Aspi, rischia 15 anni e 6 mesi di reclusione, seguito da Gabriele Camomilla direttore centrale delle Manutenzioni, con una richiesta di 14 anni.
I numeri del processo
Il processo per il crollo del Ponte Morandi è stato definito un processo monstre non solo per il numero degli imputati, ma anche per le 168 parti civili attualmente coinvolte, un numero ridotto rispetto alle iniziali 214 dopo che 46 hanno rinunciato alla costituzione. Durante le 33 udienze preliminari sono stati richiesti 560 testimoni di cui 282 sono stati effettivamente ascoltati.
La documentazione raccolta è imponente: 24.213 pagine trascritte e 10.431 pagine di verbali per un totale di 332 faldoni cartacei e 352 supporti informatici con una documentazione di oltre 12 terabyte che include foto e filmati. La procura ha formulato due memorie in sede di udienza preliminare per un totale di 2.380 pagine e sette durante il processo, per un totale di oltre 5.000 pagine.
Le responsabilità e gli errori di costruzione
Le indagini hanno rivelato gravi errori di costruzione, tra cui l’iniezione errata di malta che ha compromesso la stabilità dei cavi d’acciaio delle pile del ponte. La Società Italiana Condotte d’Acqua incaricata della costruzione del ponte tra il 1963 e il 1967 ha nascosto questi errori anche alla società Autostrade per l’Italia che ha poi gestito il viadotto.
Le perizie sulle macerie hanno stabilito che il crollo è avvenuto a causa del cedimento della parte alta della pila 9 mai controllata adeguatamente e mai ristrutturata. Questo errore non attenua le responsabilità di Autostrade per l’Italia e degli altri imputati che avevano il compito di controllare il viadotto.
La procura ha richiesto pene severe per tutti gli imputati, sottolineando la gravità delle omissioni e degli errori che hanno portato al crollo del ponte. La sentenza di giovedì 16 luglio sarà un passo cruciale verso la chiusura di un capitolo doloroso per la città di Genova e per tutte le vittime della tragedia.



