Genova si prepara a celebrare un anniversario complesso e doloroso: 25 anni dal G8 del 2001. Un evento che ha lasciato segni profondi nella città e nel Paese, tra violenze, processi e una lunga lotta per la verità e la giustizia. Oggi, la città ligure si appresta a ricordare quei giorni con una serie di iniziative che vanno oltre la semplice commemorazione, trasformandosi in un momento di riflessione e impegno per il futuro.
Le celebrazioni, che si svolgeranno fino al 21 luglio, includono mostre, spettacoli teatrali, dibattiti e tre manifestazioni di piazza. L’obiettivo non è solo ricordare, ma anche tracciare un ponte tra passato e presente, per costruire nuove battaglie sociali e politiche. Come ha sottolineato Enrico Zucca, il magistrato simbolo dei processi per il G8, è fondamentale guardare al passato per pensare alle lotte future.
I fatti del G8 di Genova: una ferita ancora aperta
Il G8 di Genova è diventato un simbolo delle tensioni tra movimenti sociali e istituzioni. Tutto iniziò il 20 luglio nella zona della stazione Brignole, quando un gruppo di Black Bloc mise in atto una guerriglia metropolitana, assaltando banche e bruciando auto e cassonetti. Tuttavia, la violenza più grave fu quella delle forze dell’ordine contro i manifestanti pacifici, culminata nella morte di Carlo Giuliani in piazza Alimonda e nelle torture alla scuola Diaz e nella caserma di Bolzaneto.
Le indagini e i processi che seguirono portarono a condanne per falso e torture, ma molti reati si prescrissero. La Cassazione e la Corte europea dei diritti dell’uomo certificarono la ‘morte del diritto’ durante quei giorni, condannando le violenze e le false accuse contro i manifestanti. Nonostante le sentenze, molte delle responsabilità rimasero impunite, e le riforme delle forze di polizia promosse non furono sufficienti.
Le iniziative per ricordare e costruire il futuro
Le celebrazioni del 25° anniversario del G8 di Genova non si limitano a ricordare gli eventi del passato. Gli organizzatori vogliono trasformare questa occasione in un momento di riflessione e impegno per il futuro. Il corteo del 19 luglio, in particolare, rappresenta un punto di partenza per costruire un nuovo fronte internazionale delle realtà antifasciste e anti-neoliberiste.
Gli attivisti di Buridda e Genova Antifascista hanno lanciato una mobilitazione nazionale che parte dalla rilettura del passato per rilanciare una nuova stagione di lotte. Il filo conduttore è il rifiuto della militarizzazione e dello sfruttamento dei popoli, con un focus particolare sulle denunce contro il genocidio a Gaza e l’opposizione alla produzione locale di armi. Il corteo del 19 luglio attraverserà i luoghi simbolo del G8, dalla scuola Diaz a piazza Alimonda, per puntare su piazza De Ferrari.
Le sfide future: un impegno continuo
Il G8 di Genova ha lasciato un’eredità complessa, fatta di ferite aperte e lezioni apprese. Oggi, la città si trova di fronte a nuove sfide, tra cui la necessità di superare le divisioni interne che hanno indebolito l’area antagonista negli ultimi anni. Gli organizzatori del corteo del 19 luglio sottolineano l’importanza di un’autocritica e di una risposta unitaria agli attacchi agli spazi sociali, individuati dal potere come gli unici luoghi rimasti capaci di generare pensiero critico.
Il 19 luglio non sarà la fine, ma l’inizio di un nuovo impegno per costruire un’alternativa concreta. La mobilitazione è aperta a chiunque voglia aderire, portando le proprie bandiere e i propri contenuti. Tra le prime adesioni, quella della Global Sumud Flotilla, che unisce attivisti antifascisti provenienti da 26 paesi del mondo. Genova, con le sue iniziative, dimostra che la memoria può essere un potente motore per il cambiamento.



