Genova si trova al centro di un acceso dibattito politico a seguito dell’approvazione dell’aumento della Tari al 5,7%. La decisione, presa dal consiglio comunale, ha scatenato reazioni contrastanti tra le diverse forze politiche, ognuna con la propria visione e proposta.
La sindaca Silvia Salis e il vicesindaco Alessandro Terrile hanno spiegato che l’aumento è necessario per adeguare il piano di rientro tra l’amministrazione comunale e l’azienda Amiu responsabile della raccolta dei rifiuti e dell’igiene urbana. L’incremento medio del 5,7% colpirà principalmente le famiglie, mentre per le utenze non domestiche l’aumento varierà tra il 3,6% e il 4,2%, a seconda delle categorie.
Le motivazioni dietro l’aumento
Secondo le stime degli uffici comunali, l’aumento della Tari è dovuto a una serie di fattori, tra cui l’incremento dei costi energetici, del carburante, dei rinnovi contrattuali e delle spese sostenute per il conferimento dei rifiuti negli impianti fuori regione. La sindaca Salis ha sottolineato che nessuno è contento di aumentare le tasse ma che l’amministrazione ha il dovere di dire la verità ai cittadini.
La situazione attuale è il risultato di anni di rinvii e scelte mancate nel ciclo dei rifiuti genovese. La crisi di Scarpino, sequestrata nel 2014, e gli ultimi otto anni di governo comunale e regionale del centrodestra hanno contribuito a creare una dipendenza strutturale dallo smaltimento fuori Liguria, con costi crescenti per Amiu e ricadute dirette sulle tariffe.
Inoltre, negli ultimi otto anni Amiu ha perso aree strategiche per la logistica, indispensabili per organizzare in modo efficiente i servizi e contenere i costi di esercizio. La riduzione degli spazi operativi ha comportato maggiori spese, tempi più lunghi e una pressione crescente sull’organizzazione del lavoro.
Le reazioni politiche
Il centrodestra ha criticato duramente la decisione, definendola una stangata per i cittadini. La capogruppo della Lega Paola Bordilli ha chiesto che la scadenza del 16 dicembre non riguardasse le utenze commerciali, mentre la capogruppo del Pd Martina Caputo ha avanzato una proposta simile. Entrambi gli emendamenti sono stati approvati dalla segreteria generale e poi dalla Giunta Salis.
La Lega ha anche presentato un ordine del giorno che chiede l’istituzione entro novembre 2026 di un tavolo sulla Tari con imprese e associazioni di categoria con cadenza almeno semestrale. Questo tavolo avrebbe lo scopo di monitorare e discutere le politiche tariffarie e le esigenze delle diverse categorie di utenti.
Dura anche la protesta delle associazioni di categoria e dei sindacati, che hanno chiesto al Comune di ripensarci. La deputata e consigliera Ilaria Cavo ha accusato la sindaca Salis di saper solo aumentare le tasse, definendo la decisione un azzardo di fronte alla situazione di sporcizia della città.
Le misure di sostegno
Per mitigare l’impatto dell’aumento della Tari, il Comune ha introdotto per la prima volta un bonus Tari uno sconto del 25% che riguarderà i nuclei familiari con Isee inferiore a 9.786 euro. Questo bonus sarà cumulabile con altre riduzioni già previste dal regolamento comunale, come quella per i nuclei composti da due persone di cui un pensionato e un ultrasettantenne.
Il vicesindaco Alessandro Terrile ha sottolineato che il Comune ha lavorato per contrastare l’aumento del 6,7% certificato da Arera, modulando la tariffa attraverso alcune misure di contenimento. Nonostante gli sforzi, l’amministrazione ha dovuto affrontare la situazione assumendosi la responsabilità delle decisioni necessarie.
Il dibattito resta aperto e mette in evidenza due approcci differenti alla gestione del ciclo dei rifiuti: da un lato la strategia regionale, orientata alla realizzazione di un impianto di chiusura del ciclo; dall’altro la posizione del Comune, che ritiene necessario perseguire soluzioni diverse e, nel frattempo, affrontare l’aumento dei costi del servizio cercando di limitarne l’impatto sulle famiglie attraverso misure di sostegno economico.



