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Cinque italiani morti alle Maldive: Procura di Roma apre un’inchiesta

La Procura di Roma indaga per omicidio colposo sulla morte di cinque sub italiani alle Maldive; le autorità locali coordinano il recupero e si indaga sui permessi

Cinque italiani morti alle Maldive: Procura di Roma apre un’inchiesta

La morte di cinque cittadini italiani durante un’immersione alle Maldive ha innescato una catena di verifiche giudiziarie e operative. La Procura di Roma ha aperto un fascicolo per omicidio colposo e ha annunciato che, non appena le salme rientreranno in Italia, disporrà le autopsie per accertare le cause della tragedia. Sul piano pratico, gli inquirenti affideranno deleghe alle forze dell’ordine e ascolteranno i connazionali presenti a bordo della safari boat Duke of York, per ricostruire le fasi dell’immersione e raccogliere testimonianze.

Parallelamente, alle Maldive le operazioni di recupero e le verifiche amministrative proseguono. Equipaggi internazionali, tra cui i sommozzatori finlandesi coordinati da Dan Europe, hanno localizzato e riportato in superficie alcune salme dalla grotta sottomarina nell’atollo di Vaavu. Le autorità locali stanno inoltre esaminando la validità dei permessi necessari per immersioni a grande profondità, un elemento chiave per comprendere se la missione rientrasse nelle autorizzazioni concesse.

Le verifiche giudiziarie e le autopsie

La scelta della Procura di Roma di contestare l’omicidio colposo non è una ipotesi giudiziaria simbolica: implica che i pm intendano accertare se condotte o omissioni abbiano causato la morte delle vittime. L’iter prevede che, dopo il rientro delle salme in Italia, vengano eseguite le autopsie e altri accertamenti medico-legali per stabilire dinamiche e cause specifiche. Le indagini comprenderanno anche l’audizione delle persone presenti sulla Duke of York, che potranno fornire elementi utili sul piano operativo e sulle condizioni della missione di immersione.

Che cosa significa l’accertamento medico-legale

Con il termine autopsia ci si riferisce a un esame sistematico volto a determinare la causa della morte e, se possibile, la sequenza degli eventi che hanno portato al decesso. Nel caso in esame gli esami saranno svolti in Italia per volontà degli inquirenti e delle famiglie, dal momento che alle Maldive non sono stati previsti accertamenti di questo tipo prima della restituzione delle salme. Le analisi potranno inoltre verificare eventuali fattori esterni come problematiche legate all’attrezzatura o a patologie non note.

Le operazioni di recupero e il quadro operativo

Il recupero delle salme è avvenuto in condizioni complesse: i corpi sono stati localizzati in una cavità a circa 60 metri di profondità all’interno della grotta della barriera. Il piano di recupero è stato articolato in staffette, con i sommozzatori finlandesi che hanno operato nelle parti più profonde e le forze maldiviane e la guardia costiera che hanno proseguito la rimessa in superficie fino al trasferimento a Malé. Secondo quanto comunicato dalle autorità, due salme sono state riportate in superficie durante le fasi iniziali e altre sono state programmate per il recupero successivo.

Team e ruoli nella missione

La fase più delicata è stata condotta da professionisti esperti nella speleo-subacquea, tra cui i membri del team finlandese che hanno localizzato i corpi nella terza camera della grotta. Per motivi di sicurezza, le operazioni sono state suddivise in tratte: i recuperatori specializzati hanno operato nelle profondità maggiori, lasciando la fase intermedia e finale ad altri reparti per minimizzare i rischi e garantire tempi d’intervento più lunghi ai sommozzatori specializzati.

Gli aspetti amministrativi e le reazioni

Una delle questioni centrali su cui si stanno concentrando le autorità locali è la regolarità dei permessi per immersioni a grande profondità. Fonti riferiscono che solo tre dei partecipanti avrebbero avuto un permesso scientifico per operare oltre i 50 metri, mentre le attività ufficiali autorizzate dall’istituzione universitaria italiana erano limitate all’snorkeling e allo studio delle barriere coralline. L’Università di Genova ha precisato che le immersioni profonde non rientravano nell’autorizzazione concessa per la spedizione, sollevando interrogativi sulle responsabilità operative.

Le famiglie delle vittime hanno espresso dolore e hanno chiesto di poter avere risposte chiare. Tra i nomi noti coinvolti nella vicenda figurano Federico Gualtieri e la professoressa Monica Montefalcone, le cui salme sono state recuperate; precedentemente era stato riportato il corpo di Gianluca Benedetti. Le autorità maldiviane e gli inquirenti italiani proseguono dunque in parallelo: da una parte le attività di recupero e le verifiche locali, dall’altra gli accertamenti giudiziari che si concentreranno su dinamiche, permessi e responsabilità.

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