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Consiglio comunale di Genova vota contro il tetto del 30% per gli studenti non italiani

Genova e Milano reagiscono al nuovo tetto del 30% per gli alunni stranieri: mozione comunale, richieste al governo e proteste simboliche.

Consiglio comunale di Genova vota contro il tetto del 30% per gli studenti non italiani

Il decreto scuola approvato dal Consiglio dei Ministri a settembre ha fissato un tetto del 30% per la presenza di studenti con cittadinanza non italiana e competenze linguistiche insufficienti nelle classi. La norma ha subito subito una forte opposizione a livello locale, soprattutto nella città di Genova, dove la percentuale di alunni stranieri supera il valore nazionale.

Nel giorno della seduta del consiglio comunale, la maggioranza di centrosinistra ha presentato un ordine del giorno straordinario voluto per chiedere al Governo di rivedere gli impatti del limite del 30%, di avviare un piano nazionale per l’italiano L2 e di potenziare l’Osservatorio nazionale per l’integrazione degli alunni stranieri. La proposta è stata accettata con 24 voti favorevoli e 13 contrari.

Il provvedimento nazionale e la risposta di Genova

Secondo i dati forniti durante la discussione, la Liguria è la terza regione italiana per incidenza di studenti non italiani, con il 15,8% del totale e un incremento del 6,2% negli ultimi due anni. La concentrazione è più alta nella scuola primaria, dove raggiunge il 36,2% e la città di Genova registra i valori più marcati.

Il documento approvato dal consiglio

Il testo dell’ordine del giorno prevede di sollecitare il Ministero dell’Istruzione, la regione liguria e l’Ufficio Scolastico Regionale affinché vengano messi in atto: un monitoraggio locale sugli spostamenti degli alunni, l’impatto sul trasporto pubblico e la composizione delle classi; il potenziamento di progetti di integrazione linguistica mediazione culturale e sostegno alle famiglie già presenti sul territorio. Viene anche richiesto il ripristino dell’Osservatorio nazionale per l’integrazione degli alunni stranieri.

Le critiche dei consiglieri e le istanze concrete

Durante la discussione, i consiglieri hanno evidenziato come un limite rigido al 30% possa creare “classi artificiali” e costringere gli alunni a spostarsi fuori dal proprio quartiere, aumentando i costi per le famiglie e per i servizi comunali. Il consigliere del Pd, Mohamed Kaabour, ha denunciato la scarsità di risorse, sottolineando che per classe verranno assegnati 400 euro all’anno, equivalenti a sole dieci ore di italiano L2.

Altri interventi hanno spaziato dal richiamo al criterio linguistico (avverso l’uso della cittadinanza) ad argomentazioni più pratiche: la consigliera di Fratelli d’Italia ha citato dati OCSE che mostrano come gli studenti non italofoni rimangano indietro di due anni, soprattutto nelle materie scientifiche. Il consigliere di “Noi Moderati” ha ribadito che l’obiettivo è l’integrazione, ma che la misura rischia di penalizzare sia i nuovi arrivati sia i bambini già inseriti.

Le proteste a Milano e il simbolo del cartello

A pochi giorni dalla votazione a Genova, i consiglieri di maggioranza di Milano hanno esposto nel cortile di Palazzo Marino lo striscione “Qui nessun* è stranier*” in segno di solidarietà. Il sindaco Giuseppe Sala, già critico verso il limite del 30%, ha avvertito che alcune classi milanesi superano già quella percentuale, rischiando la chiusura di intere sezioni. Il gesto è stato accompagnato da una delegazione di consiglieri del Partito Democratico, di Europa Verde e di LaCivica Milano.

Il cartello, rimosso il 25 settembre da una scuola primaria di Genova da parte della Polizia di Stato, è tornato sul centro del dibattito nazionale, alimentando proteste e iniziative contro il decreto. Le autorità comunali di entrambe le città hanno quindi avviato un confronto diretto con lo Stato per chiedere una revisione della norma, sostenendo che l’integrazione non possa basarsi su criteri demografici ma su risorse adeguate e su una reale conoscenza della lingua italiana.

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