Le autorità sanitarie della provincia di Savona hanno pronunciato un provvedimento di emergenza: l’acqua potabile prelevata dalla rete municipale non può più essere usata per bere né per la preparazione degli alimenti a Borgio Verezzi, Pietra Ligure e Villanova d’Albenga. La decisione è scaturita dopo che le analisi hanno evidenziato concentrazioni di PFAS superiori ai limiti consentiti.
Rilevazione dei PFAS e conseguente divieto
Il primo allarme è arrivato il 23 settembre a Borgio Verezzi, quando i campioni prelevati dalle reti idriche hanno mostrato valori nettamente al di sopra delle soglie stabilite dalle normative europee. In seguito, con ulteriori ordinanze comunali, il divieto è stato esteso anche a Pietra Ligure e a Villanova d’Albenga. Le sostanze in questione appartengono alla famiglia dei inquinanti eterni composti sintetici noti per la loro resistenza a degradarsi e per i potenziali effetti sulla salute umana.
Distribuzione temporanea tramite autobotti
Per garantire un approvvigionamento minimo, i comuni di Borgio Verezzi e Pietra Ligure hanno messo a disposizione delle autobotti di acqua potabile. Le autorità hanno precisato che anche l’acqua erogata da questi veicoli deve essere bollita prima del consumo o dell’impiego in cucina. La procedura, seppur semplice, ha generato lunghe code e una crescente domanda di bottiglie d’acqua nei negozi locali, con evidenti carenze di scorte di acqua naturale destinata al consumo domestico.
Impatto sull’ospedale e sulla comunità
L’emergenza idrica ha coinvolto anche l’ospedale Santa Corona di Pietra Ligure. L’Asl savonese ha dovuto adottare soluzioni alternative, garantendo ai pazienti ricoverati una fornitura di acqua sicura tramite serbatoi di emergenza. La situazione ha sottolineato come la contaminazione non riguardi solo le abitazioni private, ma anche strutture sanitarie, dove la qualità dell’acqua è cruciale.
Per le famiglie, la vita quotidiana si è trasformata in una ricerca costante di risorse idriche: taniche da riempire, bottiglie da acquistare e la necessità di bollire l’acqua prima di ogni utilizzo. Nei supermercati della zona le scaffalature di acqua naturale si sono rapidamente svuotate, spingendo molti residenti a ricorrere a soluzioni temporanee o a riutilizzare l’acqua per usi non alimentari, come la pulizia o l’irrigazione.
Contesto più ampio: PFAS in Italia
Fino a poco tempo fa, le problematiche legate ai PFAS erano in gran parte concentrate in Veneto e Lombardia, regioni caratterizzate da una maggiore presenza industriale. Il caso del Ponente ligure dimostra come la questione si sia ormai diffusa anche in altre aree, sollevando preoccupazioni su possibili future rilevazioni in ulteriori località della Liguria.
Le autorità regionali e nazionali stanno monitorando attentamente la situazione, con l’obiettivo di individuare le fonti di contaminazione e di implementare sistemi di filtrazione più efficienti, come i filtri a carbone attivo o l’osmosi inversa, per tutelare la salute dei cittadini.



