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Occupazioni a Genova e manifestazioni studentesche per il No Meloni Day

Studenti di Genova occupano tre licei e organizzano cortei per protestare contro il decreto Valditara e il carovita.

Occupazioni a Genova e manifestazioni studentesche per il No Meloni Day

Nei giorni precedenti il previsto sciopero nazionale, i ragazzi di tre istituti superiori di Genova hanno dato vita a una serie di occupazioni che hanno richiamato l’attenzione di tutta la città. Il movimento Opposizione studentesca d’Alternativa (Osa) ha coordinato le azioni, che si inseriscono in un più ampio contesto di proteste ispirate alle recenti manifestazioni francesi.

Le sedi colpite sono: il liceo Gobetti a Sampierdarena, l’istituto Calvino a Sestri Ponente e, più recentemente, il liceo Lanfranconi a Voltri. In tutti e tre i casi gli studenti hanno denunciato il cari­vita salari stagnanti dagli anni ‘90, carenze strutturali del personale docente e non docente, e la percezione di un governo che taglia i fondi alla scuola mentre aumenta la spesa per l’industria bellica.

Motivazioni alla base delle occupazioni genovesi

Il collettivo studentesco ha sottolineato che le richieste vanno oltre il semplice ascolto: chiedono un finanziamento adeguato per la scuola pubblica la digitalizzazione delle aule e il sostegno alle proteste dei lavoratori dell’ex Ilva. Inoltre, hanno condannato il decreto Valditara che introduce un tetto del 30% per gli studenti stranieri per classe definendolo un’aberrazione incapace di risolvere le reali difficoltà del sistema educativo.

Le occupazioni sono rimaste in gran parte pacifiche, con gli spazi interni degli istituti trasformati in luoghi di dibattito e lettura. Gli studenti hanno allestito tavoli di discussione, pubblicato manifesto su social e invitato altri liceali a partecipare alle azioni successive, mostrando una nuova forma di attivismo più orientata al dialogo che alla violenza.

Cortei nazionali: da Genova a Roma, Torino e oltre

Il 30 ottobre, giorno del cosiddetto “No Meloni Day“, è scaturita una mobilitazione coordinata in più città italiane. A Genova, il corteo è partito alle 9.50 da piazza De Ferrari, attraversando via XX Settembre, via Fiume e Lungo il percorsо, i manifestanti hanno sventolato striscioni che chiedevano “investimenti nell’istruzione, disinvestimenti nella guerra“.

Nel capoluogo laziale, centinaia di liceali hanno riempito via Cavour, marciando verso il ministero dell’Istruzione. I cori “Valditara, stiamo arrivando” e “Di giorno protestiamo e di notte occupiamo” hanno risuonato tra le vie, mentre un flash mob ha rafforzato la richiesta di un futuro più accessibile. A Torino, un gruppo di universitari ha sfilato da Palazzo Nuovo con una tenda simbolo della crisi abitativa, gridando “noi non paghiamo la guerra” e chiedendo più aule anziché più bombe.

Le proteste si sono estese anche al Veneto (Padova, Mestre, Treviso) e al Varesotto, dove le locandine recitavano “Facciamo come in Francia”. In molte località, i giovani hanno combinato occupazioni di edifici scolastici con cortei di piazza, dimostrando una strategia di pressione a più livelli.

Sciopero del personale scolastico e reazioni istituzionali

Parallelamente alle azioni studentesche, il sindacato indipendente SISA ha indetto uno sciopero nazionale del personale docente, dirigente e ATA per tutta la giornata, includendo anche le scuole italiane all’estero. L’obiettivo è quello di far pesare ulteriormente la pressione sul governo, evidenziando le difficoltà del comparto educativo.

Le forze dell’ordine hanno intervenuto in modo differente a seconda delle situazioni: a Genova non si sono registrati scontri significativi, mentre a Torino alcuni giovani sono stati identificati e perseguiti per danni e resistenza a pubblico ufficiale. Un carabiniere è rimasto ferito da una pietra, segnale che la tensione è iniziata a salire in alcune realtà.

Nonostante la risposta repressiva, gli studenti hanno enfatizzato che la loro battaglia non è contro le istituzioni in sé, ma contro le politiche che, a loro avviso, penalizzano l’istruzione pubblica a favore di spese militari. Il messaggio centrale rimane quello di chiedere un reindirizzamento delle risorse verso la scuola, la lotta al caro vita e l’emergenza climatica, con un presidio di “Fridays for Future” previsto a Genova nel pomeriggio.

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