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Manifestazioni studentesche in Italia: da Genova a Torino

Le proteste studentesche di oggi hanno bloccato convegni, occupato aule e denunciato tagli alla scuola, l’inflazione e la spesa militare in tutta Italia.

Manifestazioni studentesche in Italia: da Genova a Torino

Questa mattina l’Italia è stata teatro di una serie di manifestazioni studentesche che hanno interessato più città, dal nord al centro. Il filo conduttore è stato lo stesso: richiesta di maggiori risorse per la scuola e condanna di politiche che, a loro dire, privilegiano la spesa militare a scapito dell’istruzione.

Genova: ingresso violento nell’Aula Magna dell’Albergo dei Poveri

Al centro della capitale ligure, il collettivo Cambiare Rotta ha irrigidito l’ingresso dell’Università di Genova con tende ornamentali fin dalle prime ore. Verso le 10:30, gli attivisti hanno invaso il palco dell’Aula Magna, interrompendo il convegno “Innovare per progettare il futuro“, dove doveva essere presentato il progetto del nuovo campus degli Erzelli. Uno dei cartelli recitava: “Caro vita, guerra e precariato, ma quale campus Erzelli? Gli studenti sono la priorità”. Dopo gli slogan, si è tentato un dialogo con il rettore Antonio Uccelli, che ha accettato di incontrarlo subito dopo l’insediamento, previsto per inizio novembre.

Le richieste genovesi non si limitavano alla sola questione del campus. Gli studenti hanno elencato problemi di carenza di alloggicosti del trasporto pubblicoinflazione che colpisce i fuori sede e, soprattutto, l’impatto della spesa per il conflitto in Ucraina sulla disponibilità di fondi per l’istruzione. La presenza della sindaca Silvia Salis, del presidente della Regione Marco Bucci e del viceministro delle Infrastrutture Edoardo Rixi ha mostrato la volontà istituzionale di aprire un tavolo di confronto, anche se il convegno rimane fermo.

Firenze: il corteo di oltre duemila studenti verso il centro storico

Nel capoluogo toscano, la manifestazione è partita da piazza San Marco e si è snodata fino a piazza del Carmine, attraversando vie affollate e gruppi di giovani provenienti da scuole come Galileo-Michelangiolo, Machiavelli-Capponi e Da Vinci. Alcuni partecipanti hanno lanciato petardi nel tratto finale, ma la tensione è rimasta contenuta. Sono stati esposti cartelli in italiano e francese con scritte quali “la scuola è nostra” e richieste di “Valditara a testa in giù”. Flagellati da una forte opposizione al Decreto Valditara i manifestanti hanno anche sollevato la bandiera della Palestina, segnalando il legame fra spesa per la guerra e tagli al finanziamento scolastico.

Un piccolo gruppo ha tentato di avvicinarsi al consolato francese, ma la zona di Borgognissanti e Lungarno Vespucci è stata bloccata da forze di ordine, impedendo l’accesso. Nonostante l’episodio, il corteo è proseguito serenamente, con discorsi che hanno sottolineato la necessità di una scuola libera e pensante e il rifiuto di un futuro “sfruttato”.

Il movimento si estende: da Roma a Torino, passando per Bologna, Milano, Venezia e Pisa

A Roma, una folla di studenti è arrivata davanti al Ministero dell’Istruzione in viale Trastevere, dove ha scatenato lanci di petardi, bombe carta e fumogeni contro gli agenti. Il ministro Giuseppe Valditara ha definito gli avvenimenti “un’aggressione alle istituzioni”, chiedendo solidarietà per i 18 agenti feriti. A Bologna, la tensione si è accesa davanti alla stazione, mentre a Milano il corteo ha scandito “fuori i razzisti dalla scuola” contro il tetto ai cittadini stranieri.

Torino è stata teatro di una retata più violenta: tre minorenni sono stati arrestati per resistenza aggravata e possesso di spray urticanti e pietre. Il loro atto è avvenuto davanti alla sede della Città Metropolitana, dove i manifestanti hanno lanciato uova, bastoni e bottiglie di vetro contro la polizia. A Venezia, gli studenti hanno lanciato uova piene di vernice rossa sugli sportelli del Provveditorato regionale, proclamando “ecco il sangue di Gaza”. Infine, a Pisa, un blitz degli allievi della Normale ha ritardato la cerimonia di apertura dell’anno accademico.

Il filo comune di tutti questi episodi è la decisione di bloccare eventi istituzionali per far sentire la propria voce: dal progetto campus Erzelli a Firenze, fino alle richieste di un finanziamento più equo per le università. Le autorità locali hanno espresso la disponibilità a dialogare, ma le proteste hanno mostrato che i giovani sono pronti a mantenere la pressione, con la promessa di un ulteriore sciopero generale il 30 ottobre.

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