Un caso di violenza domestica è emerso nella zona di Sestri Ponente, quartiere industriale di Genova, grazie al gesto coraggioso di una giovane di 17 anni. La ragazza, preoccupata per la sicurezza della madre, si è chiusa in una stanza e ha compiuto la telefonata al numero unico di emergenza 112, denunciando il marito, un operaio bengalese di 44 anni impiegato nei cantieri navali della zona.
Al suo arrivo, i carabinieri hanno trovato la famiglia in stato di tensione. La figlia ha spiegato che il padre aveva minacciato la moglie con una scopa, intimandole di non uscire di casa. La madre, che non parla italiano, ha confermato le accuse con l’aiuto di un interprete, evidenziando un isolamento prolungato e umiliazioni quotidiane subite per anni.
Denuncia della figlia: il gesto che ha interrotto l’abuso
La giovane di 17 anni ha descritto ai militari che la telefonata era stata l’ultimo tentativo di impedire una nuova aggressione. Evidenziando la gravità della situazione, ha dichiarato che il marito non si limitava a minacce verbali, ma aveva già picchiato la donna in diverse occasioni. Il rapporto di denuncia è stato formalizzato subito, consentendo alle forze dell’ordine di aprire un’indagine preliminare.
Interventi delle autorità e testimonianze dei familiari
Durante le prime ore di perquisizione, anche il figlio maggiore, un giovane di 22 anni che lavora nello stesso cantiere del padre, ha confermato le accuse di maltrattamenti. Ha raccontato di aver assistito a continui episodi di razzismo verbale e violenza fisica, oltre a riferire che il capofamiglia impediva alla madre di uscire, limitando ogni contatto esterno.
Il ruolo del figlio maggiore
Lui ha precisato che, nonostante la presenza di tensioni familiari aveva continuato a collaborare al lavoro del padre per necessità economiche, ma non poteva più ignorare le atrocità subite dalla madre. La sua testimonianza ha rafforzato il quadro degli abusi, fornendo ulteriori dettagli sulla dinamica di controllo esercitata dal marito.
La madre e la barriera linguistica
La donna, completamente dipendente dal marito per la vita quotidiana, ha ammesso di non conoscere l’italiano, un fattore che il marito avrebbe sfruttato per mantenerla prigioniera delle proprie quattro mura. L’interprete ha tradotto le sue parole, rivelando come il marito usasse la lingua come arma per isolare la moglie e negarle ogni possibilità di autonomia.
Alla luce di queste dichiarazioni, il pubblico ministero Federico Panichi ha disposto l’allontanamento d’urgenza del soggetto dall’abitazione familiare. L’uomo è stato formalmente denunciato per maltrattamenti in famiglia e dovrà rispondere alle accuse nel corso del procedimento penale.
Il caso rappresenta un chiaro esempio di come una semplice chiamata al 112 possa trasformarsi in una via di uscita da una spirale di violenza. Le autorità hanno sottolineato l’importanza di ascoltare le testimonianze delle vittime, soprattutto quando essa è ostacolata da barriere linguistiche e culturali, per garantire una risposta rapida e adeguata.



