Un ventenne sudamericano, residente a Genova, è stato riconfermato in appello con una condanna a quasi cinque anni di reclusione per aver tenuto prigioniera la propria compagna, una donna genovese di quarant’anni, mediante estorsione e stalking. La vicenda, che si è svolta nell’arco di tre anni, è culminata nella sentenza d’appello che ha ridotto di sei mesi la pena inflitta in primo grado.
Il percorso giudiziario e la decisione di appello
Il giudice di primo grado, con rito abbreviato, aveva fissato una pena di cinque anni e quattro mesi e aveva disposto il pagamento di una provvisionale di 50.000 euro a favore della vittima. In appello, il tribunale ha confermato la colpevolezza dell’imputato, ma ha leggermente accorciato la durata della pena, lasciandolo agli arresti domiciliari. La sentenza è stata resa concreta grazie ad una ordinanza restrittiva che vietava al condannato di avvicinarsi alla compagna; la sua violazione ha accelerato il procedimento d’arresto.
Le modalità dell’estorsione e le minacce esercitate
Nel corso della relazione, l’uomo ha iniziato a chiedere denaro in modo ricorrente, dicendo di aver bisogno di fondi per regolarizzare il suo permesso di soggiorno. Quando la compagna ha comunicato l’impossibilità di continuare a dare denaro, l’uomo è passato a una serie di minacce violente, tra cui l’enunciata frase: “Se non paghi li ammazzo a coltellate”. Ha inoltre seguito la donna sul posto di lavoro, controllato i suoi spostamenti e commentato: “Tanto ti trovo sempre, ho visto che hai spostato la macchina”.
Le pressioni economiche hanno spinto la vittima a stipulare due mutui, per un ammontare complessivo superiore a 200.000 euro, destinati interamente al compagno. Questo elemento di violenza economica si aggiunge alla dimensione psicologica delle minacce, configurando un quadro di abuso sistematico e prolungato.
Intervento del Centro antiviolenza Mascherona e ruolo dell’avvocata
Alla fine di dicembre 2024, la donna ha deciso di porre fine alla relazione e si è rivolta al Centro antiviolenza Mascherona, dove è stata assistita dall’avvocata Nadia Calafato. Grazie all’intervento del centro, è stata presentata denuncia per estorsione e stalking, e il giudice ha emesso un ordine di divieto di avvicinamento nei confronti dell’uomo.
Il mancato rispetto di tale ordine ha portato alla sua immediata detenzione, confermando l’efficacia delle misure protettive offerte dalle strutture antiviolenza. La sentenza, ora confermata, rappresenta un esempio concreto di come la collaborazione tra vittima, associazioni di supporto e magistratura possa tradursi in una risposta penale adeguata contro la violenza domestica a carattere economico.



