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Accuse di maltrattamenti contro una mamma dopo la morte della bambina

Una madre è accusata di maltrattamenti aggravati per la morte della figlia Beatrice; l'indagine documenta violenze ripetute, omissioni e frasi contraddittorie che hanno portato alla custodia cautelare.

Accuse di maltrattamenti contro una mamma dopo la morte della bambina

La vicenda che ha portato all’arresto di una donna 44enne è al centro di un’inchiesta che indaga su presunti maltrattamenti nei confronti della figlia più piccola, la piccola Beatrice. Secondo quanto raccolto dagli investigatori, alla madre viene contestato non solo l’aver percosso la bambina, ma anche l’aver assistito alle violenze commesse dal compagno senza intervenire né garantire le cure necessarie. La donna sarà sentita dal Gip nell’interrogatorio di garanzia previsto per mercoledì 3 giugno nel carcere di Pontedecimo.

Le accuse principali e il quadro familiare

Nel fascicolo degli inquirenti la 44enne, identificata come Emanuela Aiello, è indagata per maltrattamenti aggravati a seguito della morte della bambina. La coppia, composta da Aiello e dal compagno Emanuel Iannuzzi, entrambi raggiunti da provvedimenti restrittivi, conviveva con tre figlie: oltre a Beatrice, due sorelle di 9 e 7 anni. Gli investigatori ipotizzano che la madre abbia lasciato le bambine sole per restare a casa del compagno, oltre ad aver rimproverato le figlie maggiori e usato toni aggressivi quando la disturbarono al telefono.

Omissioni e rifiuto di assistenza

Tra gli elementi contestati vi è anche la mancata richiesta di assistenza medica per Beatrice. Secondo l’ordinanza, la donna avrebbe negato cure e soccorsi che avrebbero potuto essere determinanti per la salute della bambina. Questo comportamento è ricondotto dagli inquirenti a una forma di omissione dolosa che, accoppiata alle percosse, aggrava la posizione penale di Aiello.

Testimonianze, contraddizioni e l’esigenza di custodia cautelare

Le indagini si sono arricchite di dichiarazioni raccolte dai carabinieri: una donna ha raccontato che Aiello era solita percuotere quotidianamente la figlia più piccola e l’ha descritta come una “madre violenta”. L’istruttoria ha inoltre evidenziato ripetute contraddizioni nelle parole della madre, elemento che ha convinto il giudice a disporre la custodia cautelare per omicidio preterintenzionale in una prima fase dell’indagine.

Strategia di depistaggio

Gli atti dell’indagine sottolineano come la donna, attraverso una sequenza di menzogne e versioni discordanti, abbia cercato di sviare sospetti sia da sé che dal compagno. L’ordinanza parla di una tendenza a «camuffare o distorcere i dati di realtà secondo la propria convenienza», con l’intento di influenzare testimoni indiretti. Per gli inquirenti questa condotta ha reso necessario il carcere per evitare ulteriori tentativi di inquinamento probatorio.

Ricostruzione delle violenze e impatto sulle sorelle

Le successive attività investigative hanno confermato violenze rivolte alla figlia più piccola e pressioni psicologiche sulle due bambine più grandi, che sarebbero state costrette a subire o a non raccontare quanto accadeva in casa. Gli accertamenti mirano a chiarire tempistiche, responsabilità e dinamiche degli episodi violenti, con particolare attenzione al ruolo esercitato dalla madre nei confronti di tutte e tre le figlie.

Protezione delle persone coinvolte

Nel corso dell’istruttoria, le autorità hanno attivato misure per tutelare eventuali testimonianze e proteggere i minori coinvolti. L’obiettivo è garantire percorsi di ascolto protetto e valutazioni psicologiche per le bambine rimaste in vita, minimizzando ulteriori traumi e raccogliendo elementi utili alla ricostruzione complessiva dei fatti.

La vicenda presenta profili penali rilevanti e solleva questioni delicate legate alla tutela dei minori e alla responsabilità genitoriale. Il procedimento proseguirà con l’interrogatorio dell’indagata davanti al Gip, che dovrà valutare le esigenze cautelari alla luce di quanto emerso. Le autorità mantengono riservatezza su alcuni aspetti investigativi per non compromettere l’accertamento della verità e la protezione delle persone coinvolte.

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