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Soccorso notturno a Garessio: liberato lo speleologo bloccato a 120 metri

Intervento complesso a Garessio: il ventenne Nicolò Astori è stato liberato dopo 12 ore dalla grotta dei Cinghiali Volanti grazie all'azione coordinata di 42 tecnici del Soccorso Alpino e Speleologico e all'uso di materassini pneumatici per sollevare un masso che lo intrappolava

Soccorso notturno a Garessio: liberato lo speleologo bloccato a 120 metri

Un intervento di soccorso durato tutta la notte si è concluso intorno alle 05:40 con l’uscita autonoma del giovane speleologo che, dopo ore di lavoro dei soccorritori, è stato portato in superficie e trasferito in ambulanza all’ospedale di Mondovì per accertamenti. L’operazione ha avuto luogo nella grotta dei Cinghiali Volanti, nei pressi di Garessio, dove il ventenne Nicolò Astori era rimasto bloccato a circa 120 metri di profondità.

Il soccorso: tempi, risorse e prime operazioni

L’allarme è stato lanciato intorno alle 17:00 e, da quel momento, si è attivata una vasta macchina di soccorso. In campo si sono recate le delegazioni del Soccorso Alpino e Speleologico di Piemonte, Lombardia e Liguria: complessivamente erano impegnati circa 42 tecnici, tra cui sanitari e specialisti disostruttori. I team hanno organizzato turni e punti di risalita per coordinare le fasi del recupero in un ambiente sotterraneo complesso e insidioso.

La valutazione iniziale

Secondo i soccorritori, il giovane era cosciente e collaborativo quando le prime squadre lo hanno raggiunto all’interno della cavità. Gli operatori hanno rilevato che un arto inferiore era rimasto bloccato sotto un masso, rendendo impossibile una semplice risalita. Prima di ogni azione di spostamento è stata effettuata una valutazione sanitaria e tecnica per stabilire la strategia meno rischiosa per l’infortunato e per gli operatori.

La tecnica usata per liberare la gamba

Per liberare la gamba di Astori si è ricorso a una soluzione non convenzionale ma efficace: una serie di materassini pneumatici è stata inserita sotto la pietra e gonfiata gradualmente, sollevando il masso fino a liberare l’arto. Questa tecnica, finora impiegata soprattutto durante le esercitazioni, ha permesso di evitare l’uso immediato della barella che avrebbe richiesto l’allargamento di passaggi stretti e un’operazione più lunga e rischiosa.

Perché quella tecnica ha fatto la differenza

Secondo Daniele Fontana, vicepresidente regionale del Soccorso Alpino e Speleologico del Piemonte, l’uso dei materassini ha abbreviato i tempi e ridotto i rischi: se si fosse proceduto con il trasporto in barella sarebbe stato necessario impiegare «due o tre giorni» per allargare alcuni tratti particolarmente stretti della cavità. La pietra che bloccava la gamba, stimata attorno ai 250 kg, è stata quindi spostata gradualmente e in sicurezza.

La grotta e il contesto speleologico

La grotta dei Cinghiali Volanti è una cavità conosciuta nella zona carsica Rocca d’Orse-Val d’Inferno e si sviluppa per diverse centinaia di metri con profondità che arrivano oltre i cento metri. L’ingresso si trova a circa 1.200 metri d’altitudine e il percorso interno alterna stretti meandri a sale più ampie piene di massi: caratteristiche che rendono l’ambiente adatto a speleologi esperti ma anche insidioso in caso di infortunio.

Precauzioni e raccomandazioni

Le note della comunità speleologica consigliano prudenza e rispetto di periodi di non frequentazione per tutelare la fauna, come i pipistrelli presenti nella cavità, e per motivi di sicurezza ambientale. L’episodio ha ricordato come anche gruppi di esploratori esperti possano trovarsi in difficoltà e quanto sia importante segnalare gli ingressi e avere punti di riferimento per il coordinamento dei soccorsi.

Coordinamento e ringraziamenti

Fontana ha sottolineato la rapidità di convocazione delle squadre e la collaborazione con le autorità locali: la disponibilità dell’Azienda Zero Piemonte ha facilitato trasferimenti rapidi di persone e materiali, mentre Prefettura, Questura e le forze dell’ordine hanno supportato le operazioni logistiche. Il lavoro congiunto ha permesso di intervenire con efficacia e di portare il giovane in superficie dopo circa 12 ore di intervento.

Dopo la liberazione, il ventenne è stato trasferito in ambulanza all’ospedale di Mondovì per accertamenti sulla gamba, lesionata probabilmente a seguito della caduta del masso. Le autorità e i soccorritori continueranno a monitorare la situazione e a documentare l’episodio come caso di studio per futuri interventi speleologici.

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