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Maxi intervento per recuperare uno speleologo a 120 metri di profondità

Un giovane speleologo è stato recuperato vivo dopo 12 ore nella Grotta dei Cinghiali Volanti a Garessio. L'operazione ha coinvolto 42 operatori del Soccorso alpino e Speleologico di Piemonte, Lombardia e Liguria e ha richiesto tecniche di disostruzione e il supporto medico prima del trasferimento in ospedale.

Maxi intervento per recuperare uno speleologo a 120 metri di profondità

L’intervento di recupero che ha interessato la Grotta dei Cinghiali Volanti, nell’area carsica di Rocca d’Orse-Val d’Inferno a Garessio (Cuneo), si è concluso alle 5:40 con l’estrazione in vita di un giovane speleologo. L’operazione, iniziata dal pomeriggio precedente, ha visto impegnati specialisti e volontari che hanno coordinato attività tecniche e di soccorso in uno spazio di profondità notevole e condizioni ambientali difficili.

Le fasi iniziali dell’incidente

L’allarme è scattato nel tardo pomeriggio quando alcuni membri della stessa squadra hanno lasciato la cavità e hanno avvertito i soccorsi. Secondo i rilievi, il giovane, un ventenne ligure, si era trovato bloccato a circa 120 metri di profondità dopo il cedimento di una massa rocciosa che gli ha impedito di muovere una gamba. La dinamica ha causato una ferita al piede che ha reso impossibile la risalita autonoma.

Primo intervento e stabilizzazione

Inizialmente la squadra del Soccorso alpino e Speleologico ha predisposto una prima linea d’azione: raggiungere il ferito, assicurarlo e garantire un canale di comunicazione con l’esterno. Per mantenere il contatto è stata allestita anche una linea telefonica interna. Il recupero ha richiesto la stabilizzazione medica sul posto e la preparazione di una barella per il trasporto su percorsi angusti.

La macchina dei soccorsi e le risorse impiegate

Complessivamente sono stati coinvolti 42 tecnici e operatori provenienti dalle delegazioni di Piemonte, Lombardia e Liguria del Soccorso alpino e Speleologico, assieme a unità locali come i vigili del fuoco volontari e il nucleo SAF (Speleo Alpino Fluviale). L’ampiezza dell’intervento e la profondità della cavità hanno reso necessario un lavoro coordinato e prolungato durante la notte.

Strumenti e tecniche adottate

Per liberare lo speleologo è stato impiegato un mix di operazioni: procedure di disostruzione per allargare passaggi troppo stretti, l’uso di strumenti meccanici per frantumare e ridurre la dimensione della roccia che bloccava il movimento della gamba, e la predisposizione di percorsi idonei al passaggio della barella. Ogni intervento è stato condotto valutando la stabilità della cavità per non aggravare la situazione.

Contesto della grotta e riferimenti storici

La Grotta dei Cinghiali Volanti è una cavità nota agli appassionati di speleologia, situata nella zona carsica di Rocca d’Orse-Val d’Inferno. Scoperta dallo SCTanaro nell’autunno del 2007, la grotta è frequentata per esplorazione, documentazione e ricerca; la massima profondità esplorata raggiunge i 126 metri, con sale di notevoli dimensioni che ne fanno un sito di interesse speleologico.

Precedenti operazioni nella stessa area

L’area è già stata teatro di interventi in passato: nel 2015 un altro recupero nella stessa cavità e nei boschi circostanti aveva richiesto ricerche notturne e la collaborazione di più enti. Questi precedenti mettono in evidenza come le attività speleologiche, pur affascinanti, comportino rischi che richiedono preparazione e protocolli di emergenza consolidati.

Esito medico e riflessioni sull’operazione

Al termine dell’estrazione il giovane è stato consegnato ai sanitari e trasferito in ospedale per ulteriori accertamenti e cure della ferita al piede. L’azione congiunta di numerosi operatori ha permesso di portare a casa il risultato più importante: salvare una vita senza ulteriori complicazioni gravi. L’episodio solleva riflessioni sull’importanza della formazione, dell’equipaggiamento adeguato e della prontezza delle reti di soccorso in ambiente ipogeo.

La vicenda sottolinea anche il valore della collaborazione interregionale tra le delegazioni e i corpi specializzati: la capacità di unirsi rapidamente e di mettere a disposizione competenze diverse è stata decisiva per gestire l’emergenza in un contesto così impegnativo.

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