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Carola Frediani: la voce che raccontava il dark web e la cyber-sicurezza

È morta Carola Frediani: cronista e studiosa delle reti profonde, autrice di libri e newsletter, ha raccontato il lato nascosto della tecnologia intrecciando competenza tecnica e impegno civile

Carola Frediani: la voce che raccontava il dark web e la cyber-sicurezza

Carola Frediani si è spenta il 3 giugno 2026 all’età di 51 anni dopo una lunga malattia. Genovese di nascita e di formazione professionale, è stata una figura di riferimento nel giornalismo che indaga l’impatto sociale e politico delle tecnologie digitali. Nel corso della sua carriera ha coniugato una solida preparazione tecnica con uno stile di scrittura chiaro e capace di avvicinare lettori diversi: dagli addetti ai lavori ai curiosi.

Il suo lavoro è stato caratterizzato dalla volontà di «unire i puntini»: non semplificare per forza, ma districare nodi complessi per restituire al pubblico una comprensione profonda dei fenomeni legati al dark web, alla cyber-sicurezza e alle tecnologie di controllo.

Una carriera tra giornalismo e ricerca

Frediani iniziò a scrivere all’inizio degli anni 2000 nell’agenzia Totem di Franco Carlini, dove apprese l’idea che la tecnologia è una lente privilegiata per osservare la società. Nel tempo collaborò con testate come Wired, La Stampa, L’Espresso, Il manifesto, SkyTg24 e il Secolo XIX, producendo inchieste e reportage che accostavano il dato tecnico allo scenario politico e culturale.

Le esplorazioni nella rete profonda

Fu tra le poche giornaliste italiane ad addentrarsi nel dark web, la porzione di Internet non indicizzata dai motori di ricerca. Nel libro Deep web. La rete oltre Google (Stampa Alternativa, 2016) mostrò come quegli spazi non siano soltanto ricettacolo di illeciti ma anche luoghi di libertà e anonimato in contesti di controllo pervasivo. La sua ricerca cercava sempre di bilanciare rigore e umanità, spiegando le tecnologie senza ridurle a spettro sensazionalistico.

Newsletter, libri e divulgazione

Nel 2018 pubblicò il volume Guerre di Rete con Laterza e da quel titolo nacque la newsletter omonima che arrivò a oltre 15mila abbonati. Ogni domenica la sua newsletter era attesa da lettori molto diversi: giornalisti, responsabili di sicurezza, hacker, attivisti e semplici appassionati. La sua scelta editoriale di non rincorrere la notizia istantanea, ma di restare su letture approfondite e ricostruzioni di contesto, la rese una voce autorevole nel panorama informativo.

Romanzi e narrazioni distopiche

Accanto al lavoro di saggista e cronista, Frediani si cimentò nella narrativa con due romanzi pubblicati da Venipedia: Fuori controllo (2019) e L’inganno dell’automa (2026). In questi testi attingeva alla sua esperienza sul campo per costruire storie che, pur distopiche, rimandavano a rischi concreti legati alla sorveglianza digitale e all’uso politico della tecnologia.

Impegno per i diritti e seconda vita professionale

La sua competenza tecnica le aprì anche strade diverse dal giornalismo. Nel 2018 accettò un incarico presso una multinazionale dell’e-commerce per promuovere la cultura della sicurezza informatica tra i dipendenti, una decisione che la portò a rivedere il rapporto con la professione giornalistica. Successivamente lavorò per ONG come Amnesty International e Human Rights Watch, dove si occupò di formazione per attivisti e difensori dei diritti umani esposti a spionaggio digitale in regimi autoritari.

Etica, integrità e rispetto

Colleghi e interlocutori ricordano in lei due tratti distintivi: una rigorosa integrità nell’approccio documentale e una competenza tecnica che le permetteva di essere credibile sia coi tecnici sia con il grande pubblico. La sua partecipazione a festival, convegni e programmi televisivi era sempre accompagnata da una disponibilità generosa e da una capacità di comunicare concetti complessi con chiarezza.

Un ricordo personale e familiare

Chi l’ha conosciuta racconta una donna capace di concentrazione quasi ascetica quando lavorava, ma anche di grande calore nelle relazioni private: energia contagiosa, gusto per la conversazione e per gli incontri culturali. Amava ritirarsi in Garfagnana, dove si dedicava alla scrittura estiva e aveva recentemente acquistato una casa.

Lascia il marito, Luca, il figlio adolescente, Leone, e la madre, Luciana. La sua scomparsa lascia un vuoto nel giornalismo tecnologico italiano e tra quanti cercavano di capire il rapporto fra tecnologia, diritti e società.

Carola Frediani sarà ricordata come una guida nella comprensione delle reti e dei conflitti tecnologici: una professionista che ha saputo unire indagine tecnica, curiosità civile e stile narrativo.

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