Il Tribunale di Genova ha fissato per oggi, 21 ottobre, la fine delle misure protettive che avevano sospeso le azioni giudiziarie contro Amt l’azienda di trasporto pubblico della capitale ligure. La decisione arriva in un momento di estrema tensione: le trattative con i creditori sono ancora in corso e il piano di risanamento resta incompleto senza la conferma di un finanziamento di 35 milioni di euro.
Il sindaco e la Giunta comunale hanno quindi un solo giorno utile per definire l’intera operazione finanziaria, altrimenti rischiano di dover assistere a una sospensione dell’attività e a possibili misure concorsuali. La situazione è resa più delicata dal recente turnover alla guida di Finanziaria Sviluppo Utilities (FSU) la società interamente controllata dal Comune attraverso la partecipazione in Iren.
Scadenza della protezione e la corsa al finanziamento da 35 milioni
Il piano di salvataggio prevede una nuova linea di credito inizialmente stimata in 30 milioni, poi aumentata a 35 milioni. La prima opzione, il coinvolgimento di banche nazionali, è fallita per le garanzie richieste, spingendo la Giunta a valutare un intervento diretto tramite la FSU. Il vicesindaco Alessandro Terrile ha dichiarato che la somma dovrà essere impegnata formalmente prima dell’omologa del piano, dimostrando al tribunale la disponibilità di risorse.
Dimissioni di Maurizio Viganò e nomina di Marzio Gaio
Lunedì sera Maurizio Viganò ha rassegnato le dimissioni da presidente di FSU, citando motivi personali ma, secondo indiscrezioni, opponendosi all’operazione di finanziamento. Il Comune ha rapidamente sostituito Viganò con Marzio Gaio, garantendo la continuità nella direzione della società. Tuttavia, la sostituzione ha risolto solo la questione gestionale, lasciando pendente l’impegno economico di 35 milioni.
Il ruolo di Intesa Sanpaolo e degli altri creditori
Intesa Sanpaolo detiene un credito chirografario di circa 2,5 milioni nei confronti di Amt. L’accordo in discussione prevede la cancellazione del 50 % di tale credito, ossia circa 1,25 milioni. La decisione della banca, attesa proprio oggi, è cruciale perché la conferma consentirebbe di completare gli ultimi step necessari per presentare al tribunale la domanda di omologazione. Altri istituti, come BNL e Banca Ifis, hanno già espresso il loro consenso.
Interventi giudiziali e rischio di sospensione della licenza
Parallelamente alla questione finanziaria, il giudice Daniele Bianchi del Tribunale civile di Genova ha emesso, in via provvisoria, un provvedimento che impedisce alle autorità di avviare o proseguire procedimenti finalizzati a sospendere Amt dall’attività di trasporto su strada. La misura è stata adottata inaudita altera parte ovvero senza contraddittorio preliminare, per difendere l’azienda dal rischio di perdere la licenza prima del completamento del piano.
Regolamento europeo 1071/2009 e requisiti di idoneità finanziaria
Il pericolo di revoca deriva dal regolamento UE n. 1071/2009, che impone alle imprese di possedere un’adequata idoneità finanziaria per esercitare il ruolo di trasportatore su strada. Sebbene Amt mantenga la flotta e il personale, la carenza patrimoniale mette a rischio il rispetto di tali requisiti, spingendo il Ministero dei Trasporti a considerare la sospensione della licenza.
Udienza del 3 novembre e scenari futuri
Il giudice Bianchi ha fissato una nuova udienza per il 3 novembre, data in cui verrà discusso il provvedimento di tutela. Fino a quel momento, Amt continuerà a operare sotto la protezione temporanea, ma la sua sostenibilità dipenderà dalla conferma del finanziamento da 35 milioni e dall’accordo con Intesa Sanpaolo. Se il tribunale dovesse dare l’omologa al piano, la possibilità di un passaggio giudiziario intorno al 22-23 novembre rimane ipotetica, non ancora confermata.
Nel frattempo, i genovesi continuano a subire gli effetti di un servizio pubblico irregolare: corse annullate, lunghi tempi d’attesa e veicoli sovraffollati hanno alimentato proteste e malcontento. Il salvataggio di Amt non può limitarsi a trovare i fondi, ma deve affrontare contemporaneamente la questione della qualità del servizio, altrimenti si rischia di risolvere solo una parte della crisi.



