Sabato 31 ottobre, nella cornice storica di Genova, si è svolto l’evento “Face to Fake”, una urban escape room ideata per mettere alla prova la capacità dei partecipanti di distinguere notizie vere da false. La partenza è avvenuta in piazza Matteotti, già affollata per le celebrazioni di Halloween, ma l’atmosfera si è presto trasformata in un laboratorio di alfabetizzazione mediatica grazie alla presenza di quattro squadre eterogenee, composte da giovani universitari, famiglie e pensionati.
Lanciati nei caruggi: percorso, regole e prime indagini
Le squadre, formate da quattro o cinque membri ciascuna, hanno seguito un itinerario che li ha condotti lungo i tipici caruggi genovesi, fermandosi davanti a monumenti, botteghe e piazzette simboliche. Ad ogni tappa è stato proposto un enigma basato su una notizia ingannevole: dalla falsa fotografia di un incendio al terminal Bettolo di Ancona, al clamoroso allarme su una focaccia, fino alle affermazioni esagerate sulla presenza di cinghiali in città. Ogni indizio richiedeva di verificare fonti, confrontare dati e valutare l’impatto emotivo della notizia.
Le fake news più diffuse durante il percorso
Tra le trame più discusse, spiccava la storia di una presunta inondazione che avrebbe sommerso quartieri interi di Genova: una notizia manipolata che sfruttava la paura dell’acqua per generare allarme. I giocatori hanno dovuto ricorrere a mappe ufficiali e bollettini meteo per smontare il mito, apprendendo così come le emozioni possano rendere più credibile un contenuto inesatto.
Emozioni, verifiche e sviluppo del senso critico
Il cuore del gioco non era solamente la ricerca della verità, ma anche la consapevolezza del legame tra paura, speranza e diffusione di informazioni errate. In più di due ore di gioco, i partecipanti hanno sperimentato strumenti di verifica, come il controllo dei domini, la lettura di metadata e il confronto di più fonti. Il risultato è stato un aumento tangibile del senso critico, avvertito nelle discussioni finali in cui le squadre hanno condiviso le proprie strategie di smontaggio.
Dichiarazioni dei promotori
“L’idea di Face to Fake nasce dal desiderio di offrire un’esperienza pratica, al di là della teoria, per capire le tecniche manipolatorie che circolano ogni giorno”, afferma Marta Pignaris, una delle ideatrici del progetto. Francesca Scorcucchi, presidente di MediaLab, aggiunge: “Siamo di fronte a un’epidemia di informazioni non verificate; è fondamentale insegnare a distinguere la buona informazione da quella ingannevole”. Entrambe le parole sottolineano l’urgenza di una alfabetizzazione mediatica capace di contrastare le fake news.
Il ruolo di MediaLab e delle partnership accademiche
MediaLab, nata da un gruppo di giornalisti liguri, ha facilitato l’intera iniziativa, portando al centro della scena il progetto Critical Minds, sviluppato da studenti dell’Università di Genova. Giuseppe Risso, vicepresidente di MediaLab, ricorda: “Le esperienze Erasmus+ sull’affrontare fake news e intelligenza artificiale ci hanno spinto a creare percorsi pratici, come questo, per il pubblico più ampio”. Oltre all’escape room, l’associazione organizza webinar, laboratori nelle scuole e incontri tematici durante la Global Media and Information Literacy Week UNESCO.
La collaborazione tra università, associazioni giornalistiche e cittadini dimostra come la lotta contro la disinformazione possa assumere forme creative e coinvolgenti. L’evento, gratuito e aperto a tutti, ha accolto fino a dieci squadre, con iscrizioni gestite tramite modulo online. Con un risultato positivo evidenziato dagli organizzatori, la formula potrebbe ripetersi in altre città italiane, trasformando il gioco in un vero e proprio strumento di educazione digitale.



