In piazza Don Gallo, al termine della celebrazione religiosa officiata da don Luigi Ciotti, la sindaca di Genova, Silvia Salis, ha espresso un sentimento misto di rimpianto e gratitudine: da un lato il dispiacere di non poter condividere l’esperienza amministrativa con Don Andrea Gallo, dall’altro l’orgoglio di ritrovare il suo insegnamento nella vita pubblica della città. La cerimonia ha assunto il valore simbolico di un ponte tra passato e presente, dove i gesti e le parole del sacerdote continuano a orientare scelte collettive.
La celebrazione, che ha segnato il 13esimo anniversario della scomparsa, è anche l’occasione per lanciare un percorso culturale promosso dalla Comunità di San Benedetto al Porto. Il progetto intitolato “Dimmi chi escludi” prende le mosse proprio da questa memoria condivisa e si concluderà con un momento pubblico previsto per sabato 30 maggio in piazza Matteotti, a partire dalle 16, quando un concerto restituirà alla città la dimensione collettiva della commemorazione.
Un’eredità che continua a parlare
Il messaggio di Don Andrea Gallo è stato ricordato come un richiamo costante a mettersi dalla parte degli ultimi: una istanza che la sindaca ha definito non solo religiosa ma profondamente civile. Attraverso parole cariche di rispetto per la dignità umana, la celebrazione ha ribadito il valore della memoria collettiva come risorsa per l’amministrazione e per la società. Anche se la guida personale di Don Gallo non è più fisicamente presente, la città ritrova quei consigli nei volti e nelle azioni di chi ha condiviso la sua vita e il suo lavoro.
Il significato pubblico della testimonianza
La scelta di ricordare Don Gallo in uno spazio pubblico come piazza Don Gallo è emblematica: la memoria non resta privata ma diventa stimolo per un dialogo aperto tra istituzioni, realtà associative e cittadini. La sindaca ha sottolineato come quei gesti rappresentino una bussola etica per chi guida la città, invitando a interpretare la solidarietà come criterio operativo nelle politiche locali. La liturgia celebrata da don Luigi Ciotti ha quindi fornito il quadro spirituale a una riflessione che si traduce in iniziative concrete.
Il progetto “Dimmi chi escludi” e il programma
La Comunità di San Benedetto al Porto ha dato avvio a un percorso culturale che punta a tenere viva l’eredità del fondatore attraverso eventi, incontri e spettacoli. Dimmi chi escludi nasce come proposta per stimolare la città a ripensare pratiche di inclusione e partecipazione, mettendo al centro temi sociali e relazionali. L’iniziativa si sviluppa in più tappe e trova il suo momento culminante nel concerto in piazza Matteotti, un appuntamento aperto alla cittadinanza che vuole trasformare il ricordo in festa collettiva.
La programmazione e il coinvolgimento
Il calendario del progetto prevede momenti di riflessione e proposte culturali che favoriscono il confronto tra diverse esperienze associative. La chiusura con il concerto, fissata per sabato 30 maggio dalle 16, è pensata per offrire una cornice pubblica alla commemorazione: musica, parole e presenze rendono evidente quanto il messaggio di Don Gallo sia vivo e capace di aggregare. La volontà degli organizzatori è di coinvolgere non solo chi già conosce la figura del sacerdote, ma anche nuovi pubblici, giovani e famiglie.
Perché ricordare significa agire
Nel richiamo fatto dalla sindaca c’è una proposta implicita: convertire la memoria in prassi amministrativa e sociale. Seguire l’esempio di Don Andrea Gallo non è un atto retorico ma un invito a costruire politiche orientate alla solidarietà e alla tutela dei più fragili. La cerimonia religiosa, il progetto culturale e il concerto sono tappe di un percorso che intende trasformare il ricordo in responsabilità quotidiana, facendo sì che le parole pronunciate in piazza trovino concretezza nelle azioni rivolte alla comunità.
La conclusione della giornata è quindi un richiamo collettivo: partecipare agli appuntamenti organizzati dalla Comunità di San Benedetto al Porto significa mantenere viva una tradizione di impegno civile. La sindaca ha espresso l’auspicio che il sentimento di venerazione e riconoscenza verso Don Gallo si traduca in scelte pubbliche coerenti, confermando che la memoria può essere al tempo stesso conforto e motore di cambiamento.