Genova ha compiuto un passo significativo verso la rigenerazione urbana con la trasformazione dell’ex diga di Begato nel quartiere Diamante. Un progetto ambizioso che ha visto l’impiego di oltre 35 milioni di euro e cinque anni di lavoro per dare nuova vita a un’area simbolo di un fallimento urbanistico.
Il risultato è un complesso residenziale moderno, sostenibile e a misura d’uomo, che ha sostituito gli ecomostri degli anni Ottanta con tre palazzine ad alta efficienza energetica. Un esempio di rigenerazione urbana che va ben oltre i confini della Liguria.
Un progetto di rigenerazione urbana di livello nazionale
Il progetto di rigenerazione urbana dell’ex diga di Begato è stato possibile grazie a un finanziamento di 15 milioni di euro dal fondo Pinqua del Pnrr, cofinanziato dalla Regione Liguria per circa 17 milioni. A questi si aggiungono ulteriori 2 milioni di euro nazionali per la riqualificazione delle aree esterne, che ospiteranno spazi verdi, sportivi, una Casa della cultura e uno skate-park.
Il ministro Tommaso Foti ha sottolineato l’importanza del progetto: “Questo rappresenta un modello di riferimento oltre i confini della Liguria per l’approccio integrato che ha saputo coniugare riqualificazione urbanistica, inclusione sociale e miglioramento della qualità dell’abitare.”
Dalla demolizione alla rinascita
Il percorso di rigenerazione è iniziato nel 2018 con la demolizione degli ecomostri che erano diventati simbolo di un fallimento urbanistico e sociale. “Abbiamo deciso di abbattere quello che era diventato il simbolo di un fallimento urbanistico e sociale per restituire dignità e sicurezza a un intero quartiere”, ha spiegato il presidente della Regione Marco Bucci.
Oggi, al posto delle vecchie strutture, ci sono tre palazzine ad alta efficienza energetica che ospitano 60 alloggi, di cui 40 di edilizia residenziale pubblica e 20 di edilizia residenziale sociale. Inoltre, è stata realizzata una nuova stazione dei Carabinieri al piano terra dell’edificio principale.
Un esempio di housing sociale diffuso
L’assessore Marco Scajola ha evidenziato come il progetto rappresenti un vero esempio nazionale di rigenerazione urbana e housing sociale diffuso. “Dove c’erano due ecomostri costruiti negli anni Ottanta, oggi c’è un nuovo complesso edilizio con tre palazzine a misura d’uomo”, ha dichiarato Scajola.
Il progetto ha anche previsto interventi di adeguamento sismico ed energetico su 224 alloggi in via Brocchi e via Sbarbaro, conclusi a febbraio 2026, con un finanziamento di oltre 6 milioni di euro del Fondo Nazionale Complementare.
La rigenerazione dell’ex diga di Begato è un esempio concreto di come la collaborazione tra istituzioni e una programmazione attenta possano trasformare un’area degradata in un quartiere vivibile, sostenibile e a misura di persona. Un modello che potrebbe essere replicato in altre città italiane.



