Nel pomeriggio di una giornata segnata da una mobilitazione nazionale contro il riarmo, le forze dell’ordine hanno dovuto fronteggiare una serie di situazioni critiche in più regioni. Da nord a sud, le autorità hanno registrato 9 arresti, 87 denunce, e hanno fermo 371 persone, tra cui 110 minorenni e 69 stranieri. Il Dipartimento della Pubblica Sicurezza ha comunicato che il totale degli identificati è salito a 4.292.
Il quadro nazionale: numeri, arresti e controlli a tappeto
Le proteste, esplose in più province, hanno visto l’uso di maschere, passamontagna e guanti da parte di diversi gruppi. A Roma, ad esempio, 43 giovani sono stati portati in Questura per il possesso di questi accessori, considerati indizi di possibili intenzioni violente. Le autorità hanno anche effettuato perquisizioni a tappeto in più città, intercettando oggetti potenzialmente pericolosi e bloccando l’accesso a zone sensibili del patrimonio storico.
Le dichiarazioni istituzionali
Il capo del governo ha ringraziato pubblicamente le forze di polizia per il loro operato, sottolineando il rispetto del diritto di manifestare pacificamente nonostante i tentativi di provocare scontri. Il ministro dell’Interno, a sua volta, ha lodato il lavoro delle strutture di sicurezza, evidenziando l’individuazione del promotore della pagina Instagram “Movimento 17 ottobre” e ribadendo che “in Italia non può esserci spazio per chi si illude di agire nell’impunità”.
Le città più colpite: Torino, Roma, Bologna, Firenze e Milano
Torino è stata il teatro di una delle più vive tensioni: al ponte Mosca, manifestanti contro il riarmo hanno lanciato razzi e bottiglie, costringendo la polizia a rispondere con lanciatore di lacrimogeni. A Roma, i manifestanti hanno deviato verso l’area archeologica del Colosseo, entrando in alcuni spazi del monumento e dando luogo a scontri prima contenuti da idranti e gas lacrimogeni. Bologna ha visto una carica della polizia in piazza dei Martiri, con l’uso di moschetti a pressione per disperdere la folla. A Firenze, la marcia è stata fermata sul ponte Santa Trinita, con la polizia che ha impedito l’accesso a via Tornabuoni, zona di lusso della città. Milano, infine, ha registrato scontri intorno a Corso Venezia, dove le forze di ordine hanno usato i manganelli per contenere i manifestanti, molti dei quali universitari.
Reazioni commerciali e misure di sicurezza
Nei centri storici, i commercianti si sono dotati di serrature e pannelli di legno per proteggere le vetrine, come è accaduto a Genova, dove i negozi di via XX Settembre e via Roma hanno chiuso le porte in previsione di possibili violenze. Nonostante le previsioni di scontri, a Genova le manifestazioni si sono concluse senza incidenti gravi, ma la tensione è rimasta alta durante la marcia che ha attraversato piazza De Ferrari e le vie del centro.
Movimento 17 ottobre: indagine e primo imputato
Le indagini hanno portato all’identificazione di Youssef Siher, 30enne di origini marocchine, ritenuto la mente dietro la pagina Instagram “Movimento 17 ottobre”. Il suo nome è stato inserito nei procedimenti per istigazione a delinquere aggravata. La Digos ha effettuato perquisizioni preventive sui potenziali partecipanti, mentre la polizia ha predisposto un dispositivo di sicurezza per monitorare gli spostamenti del corteo.
Il messaggio delle autorità rimane chiaro: la libertà di manifestare è un diritto costituzionale, ma chi sceglie la violenza è soggetto a sanzioni penali. Con le operazioni di ordine pubblico concluse, le forze di polizia hanno dichiarato di aver contenuto le frange violente con “equilibrio e competenza”, mentre le indagini proseguono per smantellare ulteriori reti organizzative dietro le proteste.



