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Scarcerazione a Hurghada: l’ex marito di Nessy Guerra libero dopo il pagamento della cauzione

La scarcerazione di Tamer Hamouda dopo un fermo a Hurghada ha riacceso l'ansia di Nessy Guerra, nascosta in Egitto con la figlia e i genitori; la cauzione pagata è di 5.000 sterline egiziane, circa 83 euro

Scarcerazione a Hurghada: l’ex marito di Nessy Guerra libero dopo il pagamento della cauzione

La notizia della scarcerazione di Tamer Hamouda è arrivata alla famiglia tramite il consolato: «Mi ha chiamato la console e mi ha detto che era uscito. Sono rimasta scioccata. Non me l’aspettavo.», racconta Nessy Guerrala giovane originaria di Sanremo che vive nascosta in Hurghadain Egittoinsieme alla figlia di 3 anni e ai genitori. L’uomo, fermato il 9 giugno per minacce al console onorario di Hurghada, è stato rilasciato sabato scorso dopo il versamento di una cauzione fissata dal tribunale in 5.000 sterline egiziane, poco più di 83 euro.

Dettagli del fermo e della scarcerazione a Hurghada

Secondo i fatti verificati, Hamouda era stato preso in custodia per presunte minacce e tentativo di aggressione nei confronti del viceconsole onorario a Hurghada. La detenzione è durata circa 11 giorni, ma sabato scorso l’uomo è tornato in libertà dopo che qualcuno ha pagato la cauzione richiesta dal tribunale: «E’ uscito dal carcere», ha scritto Nessy sui social per denunciare l’accaduto. La giovane sottolinea con indignazione che «La libertà ha un prezzo di 80 euro.», e si chiede pubblicamente: «La sicurezza di una donna e di sua figlia dopo le ennesime minacce, vale poco più di 80 euro? Minacciare il console onorario di Hurghada vale meno di 80 euro?».

Reazione della famiglia e della giovane

La scarcerazione ha riacceso la paura in una famiglia che si è trasferita dalla Liguria in Egitto per proteggere la ragazza. Vivono in quattro con una pensione mensile di 750 euro e per questo cercano di essere il più possibile discreti: si camuffano quando escono e portano la bambina al parco solo quando credono di poter passare inosservati. A preoccupare Nessy non è soltanto l’immediata libertà dell’ex: «Tamer è tornato in libertà»; teme la rete di contatti che l’uomo avrebbe costruito a Hurghada e il potenziale uso di risorse minime per nuocere: «Potrebbe pagare chiunque, anche solo 50 euro, che in Egitto sono una somma importante, per fare qualsiasi cosa».

Aspetti giudiziari e diplomatici

La vicenda intreccia questioni giudiziarie e diplomatiche. Nessy Guerra è stata condannata in appello in Egitto a 6 mesi di lavori forzati per adulterio a seguito di una denuncia presentata da Tamer Hamoudai legali della giovane hanno presentato ricorso in Cassazione. Intanto la prossima udienza sull’affidamento della bambina è stata fissata per il 6 agosto. Sul fronte istituzionale, il governo italiano ha dichiarato di seguire il caso e di aver aperto un dialogo con le autorità egiziane, mentre la legale di Nessy, Agata Armanettiha chiesto un intervento più incisivo e si è appellata anche al presidente Sergio Mattarella per richiedere la grazia.

Minacce e impatto sulla rete di assistenza

Oltre alle minacce rivolte direttamente a Nessy, preoccupano gli attacchi pubblici riportati sui profili social di Hamouda, dove in passato avrebbe preso di mira la giovane, la sua legale e la rete consolare italiana, arrivando in un caso a menzionare anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. La situazione ha colpito anche il console onorario che aveva denunciato l’uomo: Nessy teme ripercussioni non solo per sé e per la figlia, ma anche per chi la sostiene sul posto. «Tamer minaccia tutte le persone che mi stanno aiutando e succede così da molto tempo», dichiara la giovane, mentre la sua avvocata afferma di aver ricevuto minacce e messaggi intimidatori.

La scarcerazione ha quindi un duplice effetto: da una parte libera l’uomo dopo un fermo per reati legati a minacce, dall’altra riporta sotto pressione una donna che vive come latitante con una figlia piccola, consapevole che la condanna per adulterio rimane pendente. «Ho paura. Sapevo che sarebbe uscito, ma speravo che non succedesse», confessa Nessy, esprimendo l’angoscia di chi teme per la propria incolumità e per quella della bambina. Nel frattempo la famiglia continua a vivere nascosta, con il timore costante di nuovi sviluppi che potrebbero determinare arresti o altri atti di violenza.

La vicenda resta seguita anche dal punto di vista legale: il ricorso in Cassazione e l’udienza dell’affidamento del 6 agosto sono appuntamenti che potrebbero cambiare il destino di Nessy e della sua bambina, ma al momento la priorità per la famiglia è la sicurezza quotidiana in una città straniera che non sentono più sicura dopo la scarcerazione dell’ex marito.

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