Il 17 maggio una spedizione alle Maldive si è trasformata in tragedia: cinque persone non sono risalite dopo un’immersione in grotta nell’atollo di Vaavu. Tra le vittime ci sono la professoressa Monica Montefalcone, docente del Distav dell’Università di Genova, sua figlia Giorgia Sommacal, la ricercatrice Muriel Oddenino, il neolaureato Federico Gualtieri e il capobarca Gianluca Benedetti. Le salme sono rientrate in Italia il 23 maggio e le prime verifiche medico-legali sono state programmate a Gallarate a partire dal 25 maggio. Intanto la procura di Roma ha aperto un fascicolo per omicidio colposo contro ignoti e la vicenda è seguita su più fronti investigativi.
La notizia ha scosso ambienti accademici e subacquei e ha avviato una serie di accertamenti tecnici e amministrativi: la raccolta di informazioni riguarda documenti, dispositivi elettronici e le modalità con cui la crociera scientifica è stata organizzata dall’operatore turistico Albatros Top Boat. L’Università di Genova ha precisato che l’attività di immersione subacquea non rientrava nelle attività previste dalla missione scientifica e sarebbe stata svolta a titolo personale, una linea che gli inquirenti stanno verificando confrontandola con le mail e i contratti presenti.
L’indagine giudiziaria e i rilievi tecnici
Le autorità stanno frammentando la ricostruzione in più filoni per dare ordine ai fatti: Roma coordina l’inchiesta, la Squadra Mobile di Genova raccoglie documenti e testimonianze e gli accertamenti medico-legali sono delegati a strutture lombarde. Sul tavolo degli investigatori ci sono il documento di missione, le comunicazioni e-mail tra i partecipanti, e la definizione dei ruoli a bordo. L’obiettivo è stabilire se e dove sia stato superato il perimetro della missione scientifica, nonché verificare eventuali responsabilità organizzative e operative legate all’immersione in grotta a circa sessanta metri di profondità.
Le autopsie e gli esami medico-legali
Le prime autopsie, iniziate a Gallarate dopo il rientro delle salme, dovranno chiarire cause come annegamento, embolia, narcosi o esaurimento dell’aria, ipotesi già indicate da fonti investigative. I consulenti medico-legali analizzeranno anche eventuali segni compatibili con problematiche cardiocircolatorie o da decompressione e valuteranno la presenza di elementi che possano ricostruire i minuti finali dell’immersione. Questi esami sono uno dei pilastri della ricostruzione tecnico-giudiziaria e orienteranno i successivi sviluppi procedurali.
I dispositivi elettronici e le tracce digitali
Accanto agli esami sui corpi, gli investigatori stanno lavorando sui dispositivi recuperati: computer, smartphone, hard disk, unità di memoria e apparecchiature subacquee come i computer di immersione e le GoPro. Dati di profondità, tempi, profili di consumo dell’aria e registrazioni video potrebbero ricostruire il percorso e gli ultimi istanti. Parte del materiale è già stato acquisito dalla Squadra Mobile di Genova, mentre altro è ancora custodito dalle autorità maldiviane: la speranza è che strumenti e dati possano fornire informazioni puntuali su tempi e decisioni durante l’immersione.
La missione scientifica, i ruoli e le responsabilità
La crociera scientifica era promossa con finalità di monitoraggio dei coralli e di studio degli effetti del cambiamento climatico, con la prof.ssa Montefalcone in qualità di coordinatrice. Le indagini cercheranno di chiarire a che titolo ciascuno fosse a bordo, quali fossero le coperture assicurative e se vi siano state varianti al programma dichiarato. Testimonianze come quella del collega Stefano Vanin, secondo cui erano state chieste autorizzazioni all’Università e che contratti individuali erano stati stipulati con l’operatore, sono al centro della verifiche per definire la natura dell’attività e le eventuali responsabilità.
Il ricordo sott’acqua: il Cristo degli Abissi
Nel frattempo colleghi e studenti del Distav hanno scelto un omaggio coerente con il legame che la vittima principale aveva con il mare: una discesa silenziosa al Cristo degli Abissi a diciassette metri nella baia di San Fruttuoso, tra Camogli e Portofino, da tenersi dopo i funerali. Il monumento bronzeo, posizionato sul fondale nel 1954 dallo scultore Guido Galletti e realizzato fondendo medaglie e campane, è simbolo di memoria per chi ha perso la vita in mare. Questa cerimonia non produrrà dati scientifici, ma vuole essere un segnale di continuità nell’impegno di chi resta a studiare e proteggere gli ecosistemi marini.
La vicenda coinvolge aspetti giudiziari, tecnici e umani: mentre gli inquirenti dipanano la catena delle decisioni e degli eventi, le comunità accademiche e subacquee coltivano il ricordo e la volontà di trasformare il lutto in una spinta a comprendere meglio rischi e procedure delle immersioni tecniche. Il processo di chiarimento proseguirà con l’analisi dei dispositivi, delle mail e dei documenti e con gli esami medico-legali che dovranno dare risposte sui motivi per cui quelle persone non sono più tornate in superficie.