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Morte della bimba di Bordighera: indagini, arresti e testimonianze delle sorelle

La ricostruzione dei fatti che hanno portato alla morte di Beatrice, le dichiarazioni delle sorelle, i materiali sequestrati e l'arresto del compagno della madre. Un racconto che ricompone le contraddizioni e le prove raccolte dagli inquirenti.

Morte della bimba di Bordighera: indagini, arresti e testimonianze delle sorelle

Il caso di Beatrice, la bambina di 2 anni trovata priva di vita la notte tra l’8 e il 9 febbraio, ha assunto nuove fasi processuali con l’arresto del compagno della madre, contestato per maltrattamenti aggravati dalla morte. Le indagini hanno combinato testimonianze raccolte dalle sorelle maggiori, accertamenti autoptici e materiale digitale estratto dai telefoni degli indagati.

Le emergenze investigative hanno messo a fuoco un contesto familiare già attenzionato dai servizi sociali e segnato da contraddizioni nelle versioni fornite dagli adulti coinvolti, tanto da modificare nel tempo le qualifiche giuridiche contestate.

La testimonianza delle sorelle: la ricostruzione delle ultime ore

Due bambine, rispettivamente di 9 e 7 anni, hanno riferito ai carabinieri dettagli sulle ore precedenti il decesso. La maggiore ha raccontato che già dal 7 febbraio, durante un soggiorno a Perinaldo nella casa del compagno della madre, la piccola mostrava segni di sofferenza: pianto, vomito ripetuto e un aspetto clinicamente preoccupante con labbra e pelle livide.

I momenti in cui la salute peggiora

Secondo il racconto raccolto, la situazione sarebbe degenerata nella notte successiva: la bambina emetteva suoni e veniva contenuta, era stata vista con il naso sanguinante e con il capo che “cadeva in avanti”. Le sorelle, che avrebbero cercato aiuto, non avrebbero ottenuto risposte dagli adulti presenti. Le più grandi hanno anche descritto manovre sul corpo della piccola e la frase attribuita a chi la sorvegliava: il tentativo di minimizzare con l’invito a non parlare e a non rivelare la loro presenza a Perinaldo.

Gli elementi materiali: foto, video e l’autopsia

Nel corso delle perquisizioni gli investigatori hanno sequestrato telefoni che contenevano immagini e video ritenuti decisivi. In quei file compaiono foto della bambina con evidenti ecchimosi e un video in cui le viene imposta una sigaretta, mentre gli adulti ridono: contenuti che gli inquirenti considerano prova di un clima di vessazione e di abusi ripetuti.

Riscontri medico-legali

L’autopsia ha evidenziato un trauma cranico grave e numerose lesioni compatibili con percosse e con l’uso di oggetti contundenti nel tempo. Questi dati, insieme ai segni esterni rilevati dal medico del 118 e ai tabulati telefonici che collocano la bimba a Perinaldo nelle ore di maggiore criticità, hanno smentito la prima versione sulla caduta dalle scale avanzata dalla madre.

La posizione degli adulti e le misure cautelari

La madre, già arrestata nei giorni immediatamente successivi al decesso, è accusata di maltrattamenti aggravati e di aver partecipato o tollerato violenze nei confronti della figlia minore, oltre ad aver omesso di richiedere cure. Le contraddizioni nel suo racconto e una serie di dichiarazioni ritenute manipolatorie hanno indotto il giudice a disporre la custodia cautelare per omicidio preterintenzionale in una prima fase delle indagini.

Successivamente, il compagno della madre è stato anch’egli arrestato con l’accusa di maltrattamenti che avrebbero portato al decesso. Per gli inquirenti, il quadro probatorio è stato rafforzato dalle immagini digitali e dai riscontri autoptici che collegano le lesioni ai maltrattamenti sistematici subiti dalla bambina.

Comunicazioni ufficiali e iter giudiziario

La Procura ha illustrato che le indagini procedono su più fronti: analisi del materiale digitale, riscontri medico-legali e audizioni protette delle minori. La madre sarà sentita nell’interrogatorio di garanzia previsto dinnanzi all’autorità giudiziaria, mentre il compagno risponde alle medesime contestazioni penali.

Contesto sociale e conseguenze

Il caso ha richiamato l’attenzione sul ruolo dei servizi sociali e sulle dinamiche di protezione minorile: la famiglia era già nota agli operatori, e ciò solleva interrogativi sulle possibili mancate azioni preventive. Le due sorelle maggiori sono state allontanate dal nucleo familiare e avviate a percorsi di sostegno psicologico per consentire loro di elaborare il trauma.

La vicenda sottolinea anche il valore probatorio del materiale digitale nelle indagini contemporanee: fotografie e video possono documentare abusi ripetuti, corroborando i referti medico-legali e le testimonianze, soprattutto quando le vittime sono troppo piccole per esprimere pienamente quanto subito.

Le indagini proseguono per chiarire dinamiche, responsabilità e tempi, con l’obiettivo di ricostruire ogni passaggio che ha condotto alla tragedia e assicurare alla giustizia i responsabili di quanto accaduto a Beatrice.

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