27 ottobre 2026 🌤 14°

Ex Ilva: la decisione della Corte d’Appello di Milano per ridurre le emissioni

La Corte d’Appello di Milano ha stabilito che l’area a caldo dello stabilimento ex Ilva di Taranto deve essere fermata entro 90 giorni se non verranno ridotte le emissioni.

Ex Ilva: la decisione della Corte d’Appello di Milano per ridurre le emissioni

La Corte d’Appello di Milano ha emesso una decisione cruciale per il futuro dello stabilimento siderurgico ex Ilva di Taranto. La sentenza, che ha suscitato grande attenzione, impone la sospensione dell’attività produttiva dell’area a caldo entro 90 giorni se non verranno ridotte le emissioni nocive.

La decisione arriva in un momento delicato, alla vigilia di un incontro tra il Governo e i sindacati previsto per il 28 luglio a Palazzo Chigi. La questione è stata anche all’ordine del giorno del Consiglio dei ministri di oggi.

La decisione della Corte d’Appello

La Corte d’Appello di Milano, sezione civile, ha accolto la richiesta di inibitoria presentata da un gruppo di cittadini di Taranto e dall’associazione Genitori Tarantini. La decisione ordina a Ilva spa, Acciaierie D’Italia spa e Acciaierie d’Italia holding spa, tutte in amministrazione straordinaria, di sospendere l’attività produttiva dell’area a caldo dello stabilimento di Taranto.

Il termine per il completamento delle operazioni di sospensione è di 90 giorni, decorrenti dall’ultima comunicazione del provvedimento. La Corte ha ritenuto che la domanda dei cittadini fosse motivata dal rischio di pregiudizio del diritto alla salute e del diritto al clima. Le domande non sono state considerate generiche, in quanto sono state puntualmente dedotte le ragioni per cui la gestione dello stabilimento genera rischi per la salute.

Le motivazioni della decisione

La Corte ha evidenziato l’inadeguatezza degli accorgimenti utilizzati da Ilva per scongiurare il pericolo di malattie legate all’inquinamento. Inoltre, ha criticato le ingiustificate dilazioni nella realizzazione di interventi idonei a scongiurare i rischi, come consentite da disposizioni dell’Aia 2026, ritenute illegittime.

La decisione è stata presa anche alla luce della sentenza della Corte di Giustizia Europea del giugno 2026, che stabilisce che un’installazione industriale che provoca danni all’ambiente e alla salute deve essere fermata.

Le conseguenze per lo stabilimento

La Corte ha stabilito che la ripresa dell’attività sarà possibile solo quando gli impianti saranno completamente liberati dall’amianto e saranno adottate misure necessarie per ricondurre l’emissione delle polveri sottili entro limiti di sicurezza. Questo deve avvenire nel rispetto del dlgs n. 152/2006 e della direttiva 2010/75.

La decisione rappresenta un passo significativo verso la tutela della salute pubblica e dell’ambiente, ma pone anche sfide importanti per il futuro dello stabilimento e dei suoi lavoratori.

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