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Liguria e l’autonomia differenziata: rischi per la sanità e le disuguaglianze regionali

La Liguria si trova di fronte a una sfida cruciale con l'autonomia differenziata, che potrebbe ampliare le disuguaglianze sanitarie tra le regioni italiane.

Liguria e l’autonomia differenziata: rischi per la sanità e le disuguaglianze regionali

La Liguria è al centro di un dibattito acceso sull’Autonomia differenziata, una riforma che promette maggiore autonomia alle regioni ma che solleva preoccupazioni significative riguardo alle disuguaglianze tra i territori. In particolare, il settore sanitario è al centro delle critiche, con il rischio concreto che le regioni più ricche possano offrire servizi migliori rispetto a quelle in difficoltà economiche.

Le critiche del PD alla riforma

Il Gruppo PD in regione liguria ha espresso forti preoccupazioni riguardo all’autonomia differenziata, sostenendo che la fretta con cui viene implementata è dettata da motivi politici piuttosto che da una reale necessità. Secondo i consiglieri del PD, la riforma rischia di ampliare le disuguaglianze tra le regioni, soprattutto nel settore sanitario. “Se in sanità le Regioni potranno utilizzare proprie risorse per finanziare prestazioni aggiuntive, incentivi, fondi integrativi e previdenza complementare, è evidente che non tutte partiranno dalla stessa posizione”, hanno dichiarato.

La Liguria, con un sistema sanitario che ha chiuso il 2025 con un disavanzo di 125,7 milioni di euro, si trova in una posizione svantaggiata rispetto a regioni economicamente più forti come Lombardia, Piemonte e Toscana. “La sanità non può diventare una gara tra Regioni a chi ha più risorse da spendere. Il Servizio sanitario nazionale deve garantire diritti e cure indipendentemente dal territorio in cui si vive”, hanno sottolineato i consiglieri del PD.

L’iter della riforma e le reazioni delle regioni

L’autonomia differenziata è una delle riforme prioritarie del governo Meloni, con la Lega che spinge per la sua attuazione. Le quattro materie principali oggetto di devoluzione sono protezione civile, professioni, previdenza complementare e integrativa e coordinamento della finanza pubblica in ambito sanitario. Dopo il via libera di Camera e Senato a luglio, le commissioni del consiglio regionale della Lombardia hanno iniziato a discutere la risoluzione per autorizzare il presidente della Regione Attilio Fontana alla sottoscrizione definitiva dell’intesa con il Governo.

Il consigliere regionale della Lega, Emanuele Monti, ha commentato soddisfatto: “Si sta finalmente iniziando a chiudere il cerchio. Gran merito va dato al ministro per gli Affari regionali e le Autonomie Roberto Calderoli che sul tema dell’autonomia ha speso gran parte della sua battaglia politica, senza mai mollare di un centimetro”.

Le preoccupazioni del Sud

Le regioni del Sud, come la Calabria, hanno espresso forti critiche alla riforma. Daniela Palaia, consigliera comunale di Catanzaro e Referente per la Calabria del Comitato Nazionale “NOAD” (No all’Autonomia Differenziata), ha lanciato un appello alla mobilitazione sociale: “L’autonomia differenziata torna a minacciare l’unità del Paese e i diritti fondamentali dei cittadini. Di fronte alle nuove pre-intese in corso tra il Governo nazionale e le Regioni Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria, non possiamo rimanere a guardare”.

L’economista Luca Bianchi, direttore generale di Svimez, ha sottolineato che il modello sovraregionalistico dell’autonomia differenziata ha una valenza politica piuttosto che economica. “Non si può parlare di autonomia ‘differenziata’ quando Regioni con caratteristiche economiche, demografiche e amministrative così diverse chiedono esattamente le stesse competenze con identiche argomentazioni”, ha dichiarato.

Le sfide future

La riforma dell’autonomia differenziata rappresenta una sfida complessa per l’Italia, con il rischio concreto di ampliare le disuguaglianze tra le regioni. Mentre le regioni del Nord spingono per maggiore autonomia, quelle del Sud temono di essere lasciate indietro. La Liguria, con le sue difficoltà economiche e sanitarie, è un esempio emblematico di come la riforma potrebbe avere effetti negativi su territori già in difficoltà.

La battaglia politica e sociale sull’autonomia differenziata è solo all’inizio, e le prossime settimane saranno cruciali per capire come si evolverà questa riforma e quali saranno le sue conseguenze per i cittadini italiani.

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