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Movimento 17 ottobre, Youssef Siher e le indagini su Hamas

Youssef Siher, volto digitale del Movimento 17 ottobre, è al centro di due indagini: una a Milano per terrorismo, l'altra a Genova su possibili legami con Hamas.

Movimento 17 ottobre, Youssef Siher e le indagini su Hamas

Nel pomeriggio di un freddo sabato di ottobre, le strade di Milano sono state teatro di scontri tra giovani e forze dell’ordine, con saccheggi che hanno colpito boutique del centro. Dalla violenza è scaturito un nuovo attore di protesta, il Movimento 17 ottobre, che ha rapidamente guadagnato visibilità sui social, soprattutto Instagram e Telegram.

Il caso ha attirato l’attenzione della Digos, l’unità di intelligence della Polizia di Stato, che ha avviato un’indagine approfondita su un giovane ricercatore di origine marocchina, Youssef Siher. Accusato di istigazione a delinquere aggravata da finalità terroristica, Siher è stato fermato il 24 ottobre a Milano, dove gli inquirenti sostengono che abbia fornito il “cappello politico” a una protesta potenzialmente pericolosa.

Indagine della Digos su Youssef Siher e il Movimento 17 ottobre

Youssef Siher, trentenne laureato in Comunicazione con un master in Scienze politiche all’Università di Milano, lavora come giornalista freelance e collabora con testate nazionali. La sua esperienza è focalizzata sui movimenti politici islamici, e ha partecipato a campagne filopalestinesi. Nonostante il suo curriculum accademico, gli investigatori ritengono che la sua distanza dal profilo tipico dei manifestanti possa avergli fornito la credibilità necessaria per guidare la narrazione digitale del movimento.

Ruolo digitale e presunte responsabilità

Secondo le ricostruzioni, Siher e la moglie, una mediatrice culturale residente a Como, avrebbero amministrato le pagine Instagram e i canali Telegram del Movimento 17 ottobre. In pochi giorni, le piattaforme hanno totalizzato oltre 48.000 follower su Instagram e quasi 9.500 iscritti su Telegram, trasformando un’esplosione spontanea in una rete capace di orientare migliaia di persone. Gli inquirenti accusano Siher di aver diffuso materiali istruttivi e indicazioni operative, facilitando così la ripetizione di azioni violente, anche se non gli sono imputati reati di saccheggio o vandalismo.

Verifiche di Genova sui presunti legami con la rete di Hamas

Parallelamente, la Procura di Genova ha avviato un’indagine per verificare possibili contatti tra Siher e la rete di associazioni benefiche ritenute colleghe al finanziamento di Hamas. L’oggetto dell’accertamento è Mohammad Hannoun, architetto di origine palestinese e presunto referente di Hamas in Italia, arrestato lo scorso dicembre insieme a numerosi collaboratori per aver incanalato milioni di euro tramite l’Associazione benefica di solidarietà con il popolo palestinese (Abspp).

Chi è Mohammad Hannoun e le accuse di finanziamento

Hannoun, residente a Ceranesi, è stato imputato per aver utilizzato le strutture di varie organizzazioni di volontariato al fine di raccogliere fondi destinati al territorio controllato da Hamas. Le autorità hanno rilevato che le somme provenivano da donazioni apparentemente umanitarie, ma erano state deviate per sostenere attività terroristiche. La Procura di Genova sta indagando se l’attività di Youssef Siher a favore della causa palestinese abbia mai incrociato quella di Hannoun, sebbene il nome del trentenne non compaia nei fascicoli precedenti.

Le verifiche di Genova si sono avviate d’iniziativa, spinte dalle analogie tematiche tra l’impegno pro-palestinese di Siher e la rete di Hannoun. Gli inquirenti hanno perquisito gli appartamenti dei genitori di Siher a Mazzano, in provincia di Brescia, per cercare eventuali collegamenti finanziari o documentali. Finora, non sono emerse prove concrete di una comunicazione diretta, ma le autorità intendono ampliare le indagini per comprendere se le piattaforme digitali del movimento abbiano potuto fungere da canale di diffusione di messaggi o indicazioni provenienti dalla medesima rete.

Al momento, il giudice di Milano deve ancora esaminare le richieste di convalida del fermo di Siher, mentre a Genova prosegue la raccolta di elementi probatori. Se le accuse verranno confermate, Siher rischia una pena per istigazione a delinquere aggravata da finalità terroristica e per l’uso del mezzo informatico nella coordinazione delle proteste. Il caso rimane al centro dell’attenzione perché mette in luce i nuovi modi con cui i movimenti sociali possono essere trasformati in strutture di potenziale pericolo, soprattutto quando la rete digitale fornisce strumenti di organizzazione rapida e diffusione capillare.

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