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Scalata ai Bagni Mangini: richieste di pena per riciclaggio e autoriciclaggio

La procura accusa imprenditori balneari di aver svenduto e riacquisito i Bagni Mangini tramite società veicolo e prestanome; sono state avanzate richieste di pena per riciclaggio e autoriciclaggio

Scalata ai Bagni Mangini: richieste di pena per riciclaggio e autoriciclaggio

A Genova si è aperto uno scenario giudiziario complesso attorno ai Bagni Mangini, stabilimento balneare al centro di un’inchiesta che la procura descrive come una scalata societaria costruita a tavolino. Secondo l’accusa, un gruppo di imprenditori del settore avrebbe messo in atto operazioni finalizzate a svuotare e poi acquisire la società a condizioni vantaggiose, servendosi di nuovi soggetti giuridici e di rapporti finanziari opachi. I fatti, avvenuti intorno al 2016, hanno portato il pubblico ministero Paola Calleri a formulare richieste di condanna per reati che includono il riciclaggio e l’autoriciclaggio, pur con alcune posizioni ormai cadute in prescrizione.

La contestazione della Procura è dettagliata: sotto la lente sono finite cessioni, riacquisti e flussi di denaro che, secondo l’accusa, avrebbero nascosto il reale passaggio di controllo dell’attività. Oltre alle imputazioni penali, la pubblica accusa ha chiesto che gli atti vengano trasmessi per valutare la posizione di un’avvocata civilista, chiamata dalle difese come testimone e ora sospettata di falsa testimonianza. Il quadro delineato dal pm mette in evidenza dinamiche societarie e finanziarie che, se provate, configurerebbero un disegno volto a eludere norme e a reimpiegare proventi con modalità illecite.

Richieste di pena e capi di imputazione

Nel corso dell’udienza la pm ha avanzato diverse richieste di condanna per i principali indagati: per Giampaolo Scagliola, ex coordinatore nazionale del SILB, è stata richiesto un provvedimento di sei anni; la stessa pena è stata chiesta per Ettore Bocciardo, ex presidente del Silb Genova e titolare di discoteche in città. Per i fratelli Gian Paolo e Gian Michele Clemente, entrambi impresari dello spettacolo, sono state chieste pene di quattro anni ciascuno, mentre per Giuseppe Cantatore la richiesta è di tre anni. Le imputazioni centrali riguardano reati finanziari e societari, con il riciclaggio che occupa il ruolo principale nel quadro accusatorio.

Ruoli e posizioni nell’inchiesta

Le persone coinvolte sono indicate dall’accusa come figure operative in vari passaggi della catena transattiva: dirigenti e soci che, sempre secondo la ricostruzione, avrebbero creato e utilizzato società veicolo per occultare la reale titolarità. Il ruolo di Giampaolo Scagliola e di Ettore Bocciardo è evidenziato per la loro posizione di rappresentanza nel settore dell’intrattenimento, mentre i fratelli Clemente sono al centro per la loro attività imprenditoriale nello spettacolo. Anche Giuseppe Cantatore figura nelle contestazioni per il suo ruolo societario. In parallelo la Procura segnala possibili false dichiarazioni rese in aula da una professionista chiamata a testimoniare.

Meccanismi contestati: società veicolo e prestanome

La strategia contestata, così come descritta dal pm, prevedeva la costituzione o l’utilizzo di società veicolo per formalizzare passaggi di quote e operazioni economiche che, ad un osservatore attento, apparivano finalizzate a trasferire il controllo a prezzi ritenuti sottostimati. L’accusa parla di azioni deliberate per “spogliare” la compagine di attività e beni, poi ricomposte attraverso dossier societari dove le quote risultavano mascherate tramite prestanome o partecipazioni non dichiarate. Questo meccanismo avrebbe avuto l’effetto di rendere opaca la catena di proprietà e di facilitare il ricorso a circuiti di reinvestimento.

Flussi finanziari e reimpiego

Una delle chiavi dell’accusa riguarda il movimento dei capitali: parte degli indagati, sostiene la procura, sarebbe riuscita a recuperare le somme versate per le operazioni iniziali reinvestendole in altre attività, in un meccanismo che la pubblica accusa qualifica come autoriciclaggio. Il tema centrale per i giudici sarà dimostrare il nesso tra le vendite sottocosto, i trasferimenti patrimoniali e il successivo reimpiego, ossia verificare se tali operazioni abbiano effettivamente avuto lo scopo di occultare l’origine e la destinazione dei fondi, oltre a determinare la responsabilità penale individuale nel contesto delle società coinvolte.

Prospettive processuali e nodi probatori

Da qui in avanti il processo dovrà affrontare questioni delicate: la valutazione delle prove documentali, la verifica delle dichiarazioni dei testimoni e la ricostruzione delle dinamiche societarie. Alcuni capi d’accusa si sono già estinti per prescrizione a causa del tempo trascorso dai fatti contestati, ma restano posizioni aperte su reati considerati più attuali come il riciclaggio. La richiesta di trasmissione degli atti per la posizione dell’avvocata aggiunge un ulteriore elemento di complessità: se dovesse emergere una falsa testimonianza, il profilo processuale si amplierebbe. Il percorso giudiziario proseguirà con le prove e le repliche, e sarà il collegio a decidere sull’eventuale condanna.

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