Il quadro della serata si è aperto in piazza Don Gallo, dove la città si è raccolta per ricordare Don Andrea Gallo nel giorno che segna il tredicesimo anniversario dalla sua scomparsa. La cerimonia, celebrata da don Luigi Ciotti, ha visto la partecipazione della sindaca Silvia Salis, che ha espresso il rammarico di non aver potuto condividere personalmente con Don Gallo l’esperienza del suo mandato. In quella piazza è emersa una dimensione pubblica che combina fede, impegno sociale e memoria civica: elementi che la città intende tenere vivi attraverso iniziative concrete.
La celebrazione è stata anche l’occasione per dare il via al progetto culturale “Dimmi chi escludi”, promosso dalla Comunità di San Benedetto al Porto in ricordo del suo fondatore. L’iniziativa viene presentata come un percorso collettivo che coniuga riflessione e appuntamenti pubblici, mettendo al centro il tema dell’inclusione. I promotori descrivono il progetto come una chiamata alla città: uscire dalla solitudine, ritrovarsi insieme e costruire spazi in cui nessuno venga lasciato ai margini, in linea con l’eredità del sacerdote noto come prete di strada.
Le parole della sindaca e il significato dell’incontro
Nel suo intervento la sindaca Silvia Salis ha sottolineato quanto sarebbe stato prezioso poter contare sulla presenza diretta di Don Gallo durante il mandato amministrativo: un interlocutore capace di offrire consigli e indicazioni alla città. Ha spiegato che, pur non potendo vivere quell’esperienza, si sente onorata di poter rivivere i suoi insegnamenti attraverso la comunità che lo ha accompagnato. Il tono del discorso ha richiamato la figura di una Chiesa attenta agli ultimi, modello ispiratore per politiche e pratiche locali: un richiamo all’azione che invita istituzioni e cittadini a non dimenticare chi è più vulnerabile.
Il ruolo di don Luigi Ciotti nella commemorazione
La celebrazione è stata presieduta da don Luigi Ciotti, figura nota per il suo impegno sociale e civile, chiamata a interpretare il momento liturgico e civile insieme. La presenza di don Ciotti ha dato alla messa una valenza simbolica importante: non solo ricordo, ma anche riaffermazione di princìpi condivisi. La scelta del celebrante contribuisce a rimarcare il carattere pubblico dell’evento, in cui la liturgia si intreccia con la dimensione sociale e con la volontà di mantenere vivi i gesti e i messaggi che hanno segnato la vita di Don Gallo.
Il progetto “Dimmi chi escludi” e il programma degli eventi
Il progetto “Dimmi chi escludi” si struttura come un ciclo di eventi culturali che culmineranno in un grande appuntamento in città. L’obiettivo dichiarato è trasformare il ricordo in un’opportunità di partecipazione: mostre, incontri e momenti musicali che mettono al centro il tema dell’inclusione. L’iniziativa è promossa dalla Comunità di San Benedetto al Porto, che cura la memoria di Don Gallo e organizza attività rivolte a diverse fasce della popolazione, con l’intento di fare della piazza uno spazio di incontro e condivisione.
Appuntamenti principali e line-up del concerto
Tra gli appuntamenti in cartellone figura una serata di musica e spettacolo prevista per sabato 23 maggio in piazza del Carmine, che vedrà alternarsi artisti e performance dal vivo. Il progetto culminerà poi sabato 30 maggio con un concerto in piazza Matteotti a partire dalle 16:00, con una line-up variegata che comprende nomi come Cristina Nico, Dente, Ex-Otago, Ministri, Vinicio Capossela e Willie Peyote, tra gli altri. Questi momenti pubblici sono pensati come feste aperte alla cittadinanza, occasioni per tradurre in pratiche concrete il principio dell’inclusione.
Memoria, partecipazione e prospettive per la città
La serata di piazza ha richiamato l’attenzione sulla necessità di mantenere viva la testimonianza di figure come Don Andrea Gallo, che ha lasciato un’impronta forte nel tessuto sociale genovese. Il messaggio che emerge è duplice: da un lato la commemorazione intesa come memoria civile, dall’altro la trasformazione di tale memoria in impegno concreto attraverso il progetto “Dimmi chi escludi”. In questo senso la politica locale e il volontariato sono chiamati a dialogare, per costruire spazi in cui l’attenzione agli ultimi non resti solo simbolica ma si traduca in pratiche quotidiane.