La mattina di domenica 1 novembre, alle ore 6, la Life Support, imbarcazione di ricerca e soccorso della ONG Emergency, è attesa al porto di Genova, precisamente alla banchina Doria Ponente. A bordo viaggiano 113 persone appena tratti in salvo dalle acque del Mediterraneo centrale.
Arrivo previsto a Genova
L’approdo è stato confermato dalla Prefettura, che ha autorizzato l’ormeggio nella zona portuale genovese. La notizia è stata diffusa fin dal pomeriggio della domenica precedente, suscitando interesse sia tra le autorità locali sia fra le organizzazioni umanitarie impegnate nell’assistenza ai migranti.
Le due azioni di soccorso della Life Support
Intervento nella zona SAR maltese
Il primo soccorso è stato effettuato nella zona SAR maltese. La squadra ha individuato una barca di legno sovraffollata, inclinata su un lato e priva di salvagenti. A bordo c’erano 73 persone, tra cui quattro donne (due incinte), un bambino e 15 minori non accompagnati. Il capomissione Jonathan Naní La Terra ha riferito che i naufraghi erano stremati dopo più di un giorno e mezzo in mare. Grazie alla tempestiva segnalazione di Alarm Phone, la nave è riuscita a trasferire tutti sull’imbarcazione di soccorso senza riportare vittime critiche.
Intervento nella zona SAR libica
Il secondo intervento si è svolto nella zona SAR libica. Un gommone partito da Zawiya trasportava 40 persone: 35 uomini, di cui 21 minori non accompagnati, e cinque donne. Le condizioni meteorologiche erano avverse e l’oscurità della notte ha reso l’operazione più delicata. Nonostante le difficoltà, l’equipaggio della Life Support è riuscito a recuperare tutti i passeggeri e a portarli a bordo della nave, dove hanno ricevuto assistenza immediata.
Le critiche all’assegnazione del porto di sbarco
Il capomissione Naní La Terra ha espresso forte dissenso sulla decisione delle autorità di far attraccare la Life Support a Genova, un porto distante circa 680 miglia nautiche dal punto di soccorso. La rotta verso Genova richiede quasi quattro giorni di navigazione, un tempo considerato eccessivo per i profughi appena salvati. “L’assegnazione di un porto così distante tiene le navi di soccorso lontane dal Mediterraneo centrale”, ha dichiarato, sottolineando che la scelta penalizza la rapidità delle future operazioni di salvataggio.
Tra i 113 migranti a bordo vi sono persone provenienti da Bangladesh, Somalia, Eritrea, Egitto, Etiopia, Pakistan, Sudan, Niger e Gibuti, paesi segnati da conflitti, povertà e crisi umanitarie. A bordo della nave è anche presente il noto navigatore oceanico Giovanni Soldini, che contribuisce alle procedure tecniche di ricerca e soccorso.
La Life Support sta ora navigando verso Genova, ma rimane operativa e pronta a intervenire nuovamente in caso di emergenze. Questa è la 46ª missione della nave nel Mediterraneo centrale, iniziata a dicembre, durante le quali sono stati salvati complessivamente 3.701 individui.



