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Processo a Genova per presunti fondi a Hamas: 18 milioni raccolti

Un processo a Genova indaga il presunto scandalo da 18 milioni di euro per finanziare Hamas

Processo a Genova per presunti fondi a Hamas: 18 milioni raccolti

Il 12 novembre 2026 il tribunale di Genova deve tenere l’udienza preliminare contro Mohammad Hannoun, presidente dell’Associazione palestinesi in Italia, e altri cinque imputati. L’inchiesta, avviata dalla Procura di Genova, ruota attorno a quello che la magistratura definisce un complesso schema di finanziamento a Hamas, realizzato attraverso una serie di enti benefici e associazioni senza scopo di lucro con sede in Italia.

Secondo gli pubblici ministeri Luca Monteverde e Marco Zocco, le somme raccolte avrebbero superato i 18.150.230,13 euro in un arco temporale che va dal 2001 al 2025. Di questo capitale, ben il 71% – più di 7,2 milioni di euro – sarebbe stato inviato direttamente o attraverso canali indiretti a esponenti di Hamas, tra cui Osama Alisawi, ex ministro del governo di fatto di Hamas a Gaza. Le autorità affermano che i fondi sono serviti anche al sostentamento di familiari di persone coinvolte in attività terroristiche o detenute per reati affini.

Le accuse e le organizzazioni coinvolte

Le indagini puntano a tre strutture principali: la “Benefica di Solidarietà col Popolo Palestinese”, “Abspp Odv” e la più recente “La Cupola d’Oro”, costitutita nel dicembre 2023. Tutte e tre le associazioni sono state indicate come veicoli per la raccolta e il trasferimento di denaro. I pubblici ministeri sostengono che, in qualità di affiliati o tramite un supporto continuativo, i sei imputati abbiano orchestrato una campagna di Raccolta fondi su scala nazionale, aprendo conti correnti, inclusi un conto postale intestato a Khalil Abu Deiah nel febbraio 2024, per eludere i blocchi bancari.

Il ruolo di Mohammad Hannoun

Mohammad Mahmoud Ahmad Hannoun, 64 anni, è descritto come il vertice della cellula italiana di Hamas e membro del board della European Palestinians Conference. Come legale rappresentante delle tre associazioni, sarebbe stato responsabile della coordinazione della raccolta e della decisione su come distribuire i proventi, destinando una quota rilevante – circa 7,2 milioni di euro – a Hamas tra il 2001 e il 2025. Hannoun è attualmente recluso nel carcere di alta sicurezza di Terni dal dicembre 2023 e, attraverso i suoi legali Fabio Sommovigo e Dario Rossi, ha richiesto di partecipare fisicamente alle udienze, sostenendo che la presenza in aula sia cruciale per una difesa efficace.

Gli altri imputati: Albustanji, Elasaly, Dawoud, Abu Rawwa, Deiah

Riyad Albustanji, Yaser Elasaly e Ra’ed Dawoud sono indicati come membri del comparto estero di Hamas e responsabili della filiale milanese dell’Abspp. Alle loro spalle vi sono Adel Ibrahim Salameh Abu Rawwa, referente per il Nord-Est d’Italia, e Khalil Abu Deiah, custode della filiale di Milano, che ha fondato la neonata “La Cupola d’Oro”. Pur non essendo formalmente iscritti a Hamas, questi ultimi sono accusati di concorsi esterni in associazione con finalità di terrorismo, per aver facilitato la movimentazione di denaro e l’apertura di nuovi conti per aggirare le restrizioni finanziarie.

Parte civile di Israele e possibili implicazioni diplomatiche

Nel provvedimento di fissazione dell’udienza, lo Stato di Israele, insieme a quello italiano, è stato indicato come parte offesa che potrà costituirsi parte civile. Questa scelta sottolinea la rilevanza internazionale del caso e la volontà di entrambe le nazioni di perseguire responsabilità legali per il presunto finanziamento del terrorismo. La decisione della Corte di Cassazione di respingere le richieste di scarcerazione dei detenuti, nonché l’avviso che, se non giunto a una sentenza entro il 27 dicembre, gli imputati dovranno essere rilasciati per decorrenza termini, aggiungono ulteriori pressioni sul procedimento.

Il fascicolo giudiziario, composto da 24 pagine, riassume le accuse contro i sei imputati, evidenziando il ruolo chiave delle associazioni benefiche nella raccolta di fondi e nella loro successiva canalizzazione verso Hamas. Con avvocati di spicco come Nicola Canestrini, Sandro Clementi, Fausto Giannelli e altri impegnati nella difesa, il processo si prospetta complesso e di ampia risonanza, sia a livello nazionale che internazionale.

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