La pronuncia della Corte di Cassazione che ha respinto i ricorsi relativi all’area a caldo dello stabilimento di Taranto ha innescato una reazione coordinata tra amministrazioni regionali, enti locali e organizzazioni sindacali. Il pronunciamento del 29 ottobre 2026 ridefinisce il quadro operativo dell’intera filiera siderurgica italiana e ha reso urgente trovare soluzioni per garantire la continuità produttiva degli stabilimenti del Nord-Ovest, in particolare quello di Genova Cornigliano.
Le istituzioni locali hanno chiesto misure concrete per evitare ricadute occupazionali e produttive: tra le proposte spiccano l’apertura a approvvigionamenti esterni, la definizione celere della procedura di vendita del gruppo e un ruolo attivo dello Stato nella governance dell’azienda.
Bucci e Cirio chiedono forniture esterne per Genova, Novi Ligure e Racconigi
I presidenti delle due regioni interessate hanno rilanciato l’esigenza di superare qualsiasi vincolo di esclusività che leghi gli stabilimenti al sito pugliese. Secondo la loro nota congiunta, è prioritario attivare «processi di approvvigionamento dei materiali» provenienti anche da fornitori differenti rispetto a Taranto, per non interrompere la produzione di impianti strategici come quelli di Genova Cornigliano, Novi Ligure e Racconigi. L’obiettivo dichiarato è tutelare occupazione, competenze industriali e prospettive produttive dei territori, lavorando «insieme al Governo» e chiedendo ai commissari procedure rapide e con tempi certi.
Impatto operativo e prospettive locali
La proposta di attingere temporaneamente a materie prime esterne mira a evitare blocchi produttivi immediati: si tratta di una misura che, pur temporanea, consentirebbe di mantenere attive le linee e preservare l’indotto. Questa soluzione tecnica è intesa anche come ponte operativo in attesa di esiti definitivi sulla proprietà e sulle modalità di rilancio industriale del gruppo.
Amministrazione comunale e parlamentari: urgenza sulla vendita e garanzie per i lavoratori
La sindaca di Genova ha richiamato l’attenzione sulla necessità di concludere rapidamente la procedura di cessione del gruppo: secondo la prima cittadina, dall’esito della vendita dipendono la tutela dell’acciaio, la riqualificazione degli impianti e il futuro di migliaia di lavoratori. La richiesta è che il Governo fornisca risposte tempestive e un piano chiaro sugli ordini e sulle garanzie per l’indotto, oltre alla tutela della continuità del reddito per chi opera nello stabilimento.
Un gruppo di parlamentari del Partito Democratico ha sollecitato a sua volta «tempi certi e garanzie sulle materie prime», sottolineando la necessità che l’esecutivo assicuri la continuità produttiva degli stabilimenti piemontesi e liguri quando necessitino di approvvigionamenti aggiuntivi.
Monitoraggio degli accordi sindacali
I deputati hanno annunciato che seguiranno l’applicazione dell’intesa raggiunta con il sottosegretario competente e le organizzazioni sindacali, evidenziando che i lavoratori non possono restare nell’incertezza. La pressione politica mira a tradurre gli impegni formali in misure operative e calendarizzate, in modo da evitare ritardi che aggraverebbero la crisi occupazionale.
Sindacati: Stato in società, ipotesi Fincantieri-Leonardo e rischio «bomba sociale»
Le organizzazioni sindacali regionali hanno posto l’accento sull’importanza del mantenimento di una presenza statale nella compagine societaria. Il segretario della principale sigla metalmeccanica in Liguria ha indicato come strategico valutare il coinvolgimento di grandi gruppi pubblici quali Fincantieri e Leonardo, per assicurare un rapporto diretto tra domanda industriale e forniture interne di acciaio.
La richiesta sindacale è motivata dall’urgenza di preservare l’«autonomia industriale del Paese», sostenere le imprese che dipendono dall’acciaio e salvaguardare competenze e posti di lavoro. Si pone inoltre l’accento sullo sviluppo di un acciaio green come leva per il rilancio produttivo e per attrarre investimenti mirati alla decarbonizzazione del settore.
Allerta per i lavoratori in appalto e le lavorazioni a freddo
La Uilm di Genova ha espresso preoccupazione per la situazione a breve termine: se non si individueranno acquirenti capaci di rilanciare gli stabilimenti nell’immediato, la sindacalista ha avvertito della possibilità di una «bomba sociale». Tra le misure urgenti chieste dai rappresentanti dei lavoratori vi è la garanzia delle lavorazioni a freddo per mantenere occupazione e attività produttiva anche in condizioni di approvvigionamento ridotto, nonché il finanziamento di strumenti straordinari di sostegno per dipendenti diretti e in appalto.
Con la procedura di vendita ormai al centro del dibattito e con la sentenza della Cassazione a ridefinire la situazione legale dell’area a caldo di Taranto, il nodo da sciogliere rimane quello di conciliare la tutela della salute ambientale e la sicurezza giudiziaria con la necessità di mantenere in vita una filiera industriale strategica. Tutte le parti coinvolte sollecitano misure rapide e coordinate per evitare che le tensioni sul piano produttivo si traducano in perdita di posti di lavoro e competenze sul territorio.



