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Procedimento per due infermiere a Lavagna: risarcimento 720mila euro

Due infermiere di Lavagna affrontano un processo per aver sedato i pazienti e ora l’Asl vuole 720 000 euro.

Procedimento per due infermiere a Lavagna: risarcimento 720mila euro

Le due infermiere trentenni dell’ospedale di Lavagna sono al centro di un procedimento penale che ha acceso l’interesse della comunità locale. Accusate di aver somministrato sedativi ai pazienti per non essere disturbate durante i turni notturni, le professioniste si trovano davanti a un’accusa che comprende sequestro di persona, esercizio abusivo della professione e peculato. La vicenda è culminata con un’udienza preliminare fissata a marzo, in cui le imputate potranno scegliere tra il rito abbreviato o un patteggiamento.

Le indagini, condotte dai carabinieri, hanno confermato che le infermiere, convinte di poter agire indisturbate, somministravano farmaci ipnotici per poi svegliare i pazienti al mattino con ulteriori trattamenti, sperando di non farsi scoprire. I colleghi, tuttavia, avevano notato le anomalie e la Direzione dell’ospedale ha prontamente denunciato il comportamento, portando alla sospensione delle responsabili.

Le accuse e gli illeciti contestati

Il capo d’accusa principale riguarda il sequestro di persona, cioè la privazione della libertà di movimento dei pazienti mediante l’uso di sostanze sedative senza autorizzazione medica. Accanto a ciò, si configura esercizio abusivo della professione, poiché le infermiere hanno agito al di fuori delle competenze previste dal loro ruolo, e peculato per il valore dei farmaci sottratti. Un ulteriore elemento della vicenda riguarda la partecipazione di una OSS in un singolo episodio, che ha aumentato la complessità delle indagini e delle responsabilità.

Il risarcimento richiesto dall’Asl4

L’Asl4 ha spinto per un indennizzo complessivo di 720.000 euro, cifra che supera di gran lunga le somme già versate dalle infermiere. La motivazione dell’ente è duplice: da una parte, intende coprire il danno patrimoniale derivante dal furto dei farmaci, valutato in circa 230 euro; dall’altra, vuole punire la violazione dell’etica professionale e garantire un rimborso più adeguato alle spese sostenute per l’indagine e la gestione del caso.

Restituzioni già effettuate

Le due infermiere hanno già restituito 230 euro corrispondenti al valore dei farmaci sottratti e hanno versato, individualmente, 800 euro a titolo di risarcimento all’Asl4. Nonostante questi pagamenti, l’ente ritiene che la somma non sia sufficiente a coprire l’intero danno morale e materiale, da qui la richiesta di € 720 000. La discrepanza tra le cifre pagate e quelle richieste alimenta il dibattito pubblico sulla proporzionalità delle sanzioni in casi di abuso professionale.

Il prossimo passo giudiziario dipenderà dall’esito dell’udienza di a marzo, quando il giudice dovrà valutare se concedere un rito abbreviato, accettare un patteggiamento o procedere con un processo completo. Nel frattempo, la vicenda continua a suscitare preoccupazione tra i pazienti dell’ospedale e a sollevare interrogativi sulla vigilanza interna negli ambienti sanitari.

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